Anna Maria Borghetto, dopo 15 anni di ricorso, il cognome è stato aggiunto ma lei è morta nel 2013

Ricorso accolto dopo 15 anni per aggiungere cognomi nobili, ma la donna è morta nel 2013. Caso kafkiano a Castelfranco Veneto.

Donna chiede di aggiungere cognomi nobili, ricorso accolto dopo 15 anni ma lei è morta nel 2013
Donna chiede di aggiungere cognomi nobili, ricorso accolto dopo 15 anni ma lei è morta nel 2013

Anna Maria Borghetto, una donna di Castelfranco Veneto, ha visto finalmente il suo ricorso per l’aggiunta di due cognomi nobili – Gheri Moro – accolto dopo 15 anni di attesa. Tuttavia, la notizia è arrivata troppo tardi: la donna è morta nel 2013, senza mai poter vedere il risultato del suo desiderio. Il caso, descritto come kafkiano, ha visto un lungo percorso burocratico e giudiziario, interrotto da una serie di lutti e mancanza di risposte da parte dei familiari.

Un desiderio non realizzato

Anna Maria, discendente di una famiglia nobiliare veneziana, aveva chiesto di aggiungere al proprio cognome “Gheri Moro”, in base alla sua discendenza da Elisabetta Moro, una nobildonna spirata a Castelfranco Veneto nel 1797. La sua richiesta, depositata nel 2010, è stata respinta inizialmente per mancanza di documentazione sufficiente. Tuttavia, la donna ha continuato a insistere, presentando un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica nel 2011, con documenti che attestavano la sua discendenza attraverso registri dello Stato Civile, testamenti e testimonianze di parenti.

La sua richiesta era fondata, ma il processo si è interrotto senza riscontri. Il 28 giugno 2013, il Viminale ha chiesto al Consiglio di Stato di rigettare il ricorso, ma nessuna risposta è mai arrivata. Anche quando i giudici hanno sollecitato gli adempimenti nel 2023, non è stato possibile contattare la ricorrente. Solo il 9 luglio 2026, i magistrati hanno esaminato la situazione nel merito, rilevando che la documentazione non era contestata e che la richiesta era conforme al diritto comune.

Un legame con la storia

Anna Maria non chiedeva eredità, ma solo di poter inserire i cognomi dei suoi antenati nella carta d’identità. La sua discendenza era attestata da documenti storici, tra cui quattro testamenti risalenti al XIX secolo e testimonianze di parenti. La villa di famiglia, Ca’ Moro, era la casa natale della madre e tuttora riporta lo stemma nobiliare dei Moro. «In famiglia si parlava di questa lontana parentela», ha ricordato Massimo Borghetto, ex cestista e imprenditore, che ha scoperto solo ora il valore del ricorso.

Il processo è andato avanti senza la donna, finché non è morta. La famiglia, guidata da Massimo Borghetto, ha scoperto solo recentemente il risultato del ricorso. «Non ne sapevo assolutamente nulla, lo sto scoprendo adesso da voi», ha detto Borghetto, stupito e commosso. La sorella aveva custodito il sogno dentro di sé, forse con una scaramantica cautela, ma una serie di lutti ha mantenuto il segreto: la madre Rosanna è morta nel 2015, il marito Umberto nel 2020. Il caso di Anna Maria Borghetto rappresenta un esempio di come le procedure burocratiche possano diventare incomprensibili e inutili, soprattutto quando coinvolgono persone che non riescono più a seguire il processo. Il verdetto, pur accolto, non ha potuto cambiare il destino di una donna che ha visto il suo desiderio realizzato troppo tardi. La famiglia, però, ha trovato conforto nel fatto che, in qualche modo, le ragioni di Anna Maria sono state riconosciute.