Vincanta 2024: il festival trasforma la memoria della strage del 1944 in un ponte tra passato e futuro

A Vinca, un festival trasforma la memoria della strage del 1944 in un’esperienza civile che unisce passato e presente.

Un festival di arte e cultura a Vinca unisce la memoria della strage del 1944 con il presente e il futuro
Un festival di arte e cultura a Vinca unisce la memoria della strage del 1944 con il presente e il futuro

A Vinca, un piccolo borgo della Lunigiana, la memoria della strage del 1944 si trasforma in un’esperienza viva e partecipata. Dopo tre edizioni, il festival Vincanta torna dal 21 al 23 agosto 2024 con la quarta edizione, un progetto nato nel 2023 da un’intuizione del regista e poeta Michelangelo Ricci, con il lavoro creativo degli artisti del Teatro dell’Assedio e la collaborazione con gli abitanti e il comune di Fivizzano. L’evento, che si svolge in un paese abitato soprattutto da anziani, si propone di far vivere il passato non come un ricordo statico, ma come una risorsa civile in grado di connettere il presente con il futuro.

Un passato che non si cancella

La strage del 24-27 agosto 1944, in cui le SS, guidate dal maggiore Walter Reder e affiancate dai fascisti della Brigata Nera “Mussolini” di Carrara, uccisero 162 persone, in gran parte donne, bambini e anziani, è un evento che non è mai stato dimenticato a Vinca. I responsabili, noti come “Mai morti”, erano fascisti che parlavano il dialetto “carrarino”, e la loro crudeltà fu tale da lasciare un segno indelebile nella memoria collettiva. La ricostruzione storica di eventi come questa è documentata e ampia, come dimostrano i lavori di Paolo Pezzino e Marco De Paolis, che hanno ricostruito la strage e le responsabilità.

La memoria resiste se viene trasmessa, e si trasmette davvero quando produce domande sul presente. A Vinca, dove il rischio di spopolamento e emigrazione giovanile è alto, il festival rappresenta un’occasione per far vivere il paese, non solo ricordare chi è morto. La comunità, composta da poche decine di anziani, ma che nei mesi estivi richiama giovani, artisti e turismo civile, sta provando a tessere un filo che unisce la memoria al presente e al futuro di una comunità viva, fatta di abitanti e visitatori.

Un festival che unisce generazioni

Vincanta non si limita a commemorare il passato, ma cerca di farlo vivere attraverso un’esperienza artistica e culturale. Il festival, che include teatro, musica, installazioni e percorsi nel borgo, coinvolge artisti, studiosi, giovani creativi, visitatori e la comunità locale. Non si tratta di semplici spettatori davanti a un monumento, ma di persone che attraversano i luoghi e costruiscono insieme un significato del passato. L’evento, come sottolinea uno studio del Cnr-ISMed, è un esempio di “memoria attiva”, una forma di ricordo che non si ferma al museo, ma diventa una risorsa civile in grado di creare dialogo, fiducia e nuove relazioni.

La memoria non può essere solo un’esperienza dal basso. Per farla durare nel tempo, serve anche la collaborazione delle istituzioni. A Vinca, come in molte aree interne italiane, la scarsità di servizi e la fragilità della continuità di alcuni servizi essenziali, come la raccolta dei rifiuti, mettono in luce la necessità di una politica di sviluppo che non si limiti a eventi culturali. Il Cnr osserva che eventi come Vincanta possono generare visitatori, rafforzare reti locali, riattivare spazi abbandonati e sostenere piccole economie legate all’accoglienza e ai prodotti del territorio. Ma un festival, da solo, non basta.

È su questo terreno che si misura la responsabilità delle istituzioni. Le iniziative dal basso possono mobilitare una comunità, ma hanno bisogno anche di servizi e risorse pubbliche. Gli amministratori devono creare le condizioni perché tali iniziative mettano radici e durino nel tempo. Vinca, dunque, non deve diventare il museo della propria tragedia. Può diventare un laboratorio di memoria antifascista e, insieme, di rigenerazione. Un paese abitato soprattutto da anziani, ma che nei mesi estivi richiama giovani, artisti e turismo civile, non sta soltanto ricordando il passato: sta provando a tessere un filo che unisce la memoria al presente e al futuro di una comunità viva, fatta di abitanti e visitatori.