Tensioni nel centrosinistra per la legge elettorale. Conte critica norma che esclude partiti come il Psi

Tensioni nel centrosinistra per la legge elettorale. Conte critica norma che esclude partiti come il Psi.

Giuseppe Conte critica legge elettorale che esclude partiti come il Psi. Tensioni nel centrosinistra
Giuseppe Conte critica legge elettorale che esclude partiti come il Psi. Tensioni nel centrosinistra

La legge elettorale ha alimentato tensioni nel centrosinistra, con Giuseppe Conte che accusa il governo di aver adottato una norma antidemocratica. L’effetto della legge si fa sentire nella difficile ricerca di una leadership condivisa, con il leader dei Cinque Stelle che si sofferma sulla norma relativa alla raccolta delle firme per i partiti non rappresentati in Parlamento. Secondo Conte, la norma è stata pensata per tenere fuori forze come il Psi, a cui l’ex premier offre l’impegno ad aiutare nella raccolta. La cifra richiesta, seimila firme a collegio, è vista come esorbitante, con il rischio di escludere partiti di nicchia.

La legge elettorale e il controllo del centro

Conte ha accusato il governo di un certo laissez faire all’interno di Italia Viva, il partito di Matteo Renzi, che è esentato dalla raccolta delle firme. Questo effetto potrebbe lasciare la leadership del centro a Renzi, a vantaggio di una posizione di forza all’interno del centrosinistra. L’ex premier ha anche sottolineato che la norma è “antidemocratica e incostituzionale”, tanto da rivolgersi direttamente al Presidente della Repubblica, Mattarella, chiedendone il blocco. L’obiettivo, secondo Conte, è tutelare la casta già in Parlamento, a scapito di nuove forze politiche.

La norma esclude partiti come il Psi e favorisce già rappresentati. L’effetto della legge è che partiti come il Psi, non presenti in Parlamento, non possono entrare senza raggiungere seimila firme, un numero visto come eccessivo. Al contrario, Italia Viva, già in Parlamento, è esentata, permettendole di mantenere una posizione di vantaggio. Questo ha suscitato preoccupazioni, soprattutto per il rischio di una leadership del centro che potrebbe andare a Matteo Renzi.

Renzi e la leadership del centro

Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha rifiutato di candidarsi alla leadership del centro, sottolineando che non è un problema personale. “Non sono qui alla mia età, con la mia esperienza, per avere una foto”, ha detto. Tuttavia, Renzi ha espresso la sua disponibilità a far rappresentare il centro moderato da un sindaco o una sindaca, pur senza escludere la sua presenza. L’obiettivo è garantire la rappresentanza del centro, senza però mettere in discussione la sua posizione. Il leader di Italia Viva ha anche sottolineato che il partito è “q.b. per il centrosinistra: quanto basta”, senza il quale non si vince.

Il Pd cerca un accordo per evitare divisioni. Il senatore del Pd, Dario Franceschini, ha cercato di mediare tra le correnti del Pd, sottolineando l’importanza del lavoro di Conte nel portare i Cinque Stelle da una posizione anti-Europa a una posizione istituzionale. Franceschini ha anche sottolineato che senza M5s non si vincono le elezioni, e che il partito è diventato un concorrente del centrosinistra. Inoltre, ha proposto che le primarie siano condotte da candidati che esprimono posizioni politiche, non uno show, e che si stabiliscano regole serie per la partecipazione.

Le tensioni si fanno sentire anche tra i partiti, con il Psi che cerca di entrare in Parlamento e il Pd che cerca di trovare un accordo. La legge elettorale, però, sembra essere un ulteriore fattore di divisione, con il rischio di escludere forze politiche non tradizionali. Il centrosinistra, quindi, si trova a dover affrontare una sfida interna, con il rischio di una leadership non condivisa e una rappresentanza politica frammentata.