Una targa all’anticomunismo su una statua di don Milani finisce in tribunale
Una targa all’anticomunismo su una statua di don Milani finisce in tribunale, contestata da famiglia e fondazione.

Una targa con un inno all’anticomunismo, apposta ai piedi di una statua di don Lorenzo Milani a Vagli di Sotto, ha finito per finire in tribunale. La nipote del priore, Flavia Milani Comparetti, e la Fondazione don Lorenzo Milani hanno presentato un ricorso per la sua rimozione, sostenendo che la frase non rispetti il pensiero del religioso. L’episodio, che ha suscitato dibattito e tensioni, si colloca in un contesto di contestazione della memoria storica e di polarizzazione politica.
Una frase contestata e un ricorso in tribunale
La targa, apposta dal sindaco Mario Puglia, recita: “Il comunismo è la mediazione e l’organizzazione politica di ogni male, al fine di consentire a una classe dirigente parassitaria e brutale la gestione di ogni forma di potere sulle spalle degli ultimi”. La frase, che il priore avrebbe rivolto a Alessandro Mazzerelli, un ex socialista e esponente del Pdl, è stata contestata da Flavia Milani Comparetti, che ha affermato: “Va rimossa, è falsa e non rispecchia il pensiero del priore di Barbiana”. La famiglia e la Fondazione sostengono che la targa non rappresenti in alcun modo l’eredità culturale e spirituale del don Milani.
Un monumento in un parco di controversi personaggi
La statua di don Milani si trova nel Parco dell’Onore e del Disonore, un luogo che ospita statue di personaggi famosi e controversi, tra cui Vladimir Putin e Donald Trump. Il Comune di Vagli di Sotto ha annunciato che presto arriverà anche la statua di Silvio Berlusconi. La scelta di collocare la statua di don Milani in un contesto così diverso ha suscitato commenti e polemiche, soprattutto tra i suoi ex allievi. A Barbiana, dove il priore ha vissuto e insegnato, alcuni si chiedono se sia peggio essere messo accanto a personaggi come il presidente russo o l’ex presidente del bunga bunga.
La Fondazione don Lorenzo Milani ha deciso di portare il Comune in tribunale dopo che la richiesta formale di rimozione della targa è stata rifiutata. Il sindaco Puglia, che guida una giunta di destra, ha sottoposto la questione al consiglio comunale e ha deciso di non rimuovere la targa. La statua è stata inaugurata il 31 luglio, con la presenza di esponenti della destra toscana. La contestazione della targa ha anche portato a un episodio di tensione: il gruppo della Fiamma Tricolore di Vagli ha organizzato la benedizione della statua con un prelato ortodosso, poiché nessun prete cattolico della diocesi di Lucca si è prestato a benedirla.
Un passato di tensioni e un presente di dibattito
La contestazione della targa non è solo un problema legale, ma anche un simbolo di una polarizzazione che ha caratterizzato la vita di don Milani. Dall’estrema destra, sessant’anni fa, quando il priore scrisse la lettera ai cappellani militari contro la guerra, insultarono il religioso. A Barbiana, il clima di paura fu alimentato dai montanari, i padri dei regazzi della scuola del priore, che di notte montarono una guardia per proteggerlo. Lo Specchio, settimanale di destra, lo definì il “prete rosso”, l’amico dei comunisti.
Oggi, la Fondazione e la nipote del priore si battono per la veridicità della memoria storica, sostenendo che la targa non rappresenti il pensiero di don Milani. Il caso, che ha coinvolto anche la comunità locale e i media, si conclude ora con l’attesa del giudice. La parola al tribunale, che dovrà decidere se la targa deve essere rimossa o meno, e se la frase incisa sulla lapide possa essere considerata una sintesi del pensiero del priore.
