Tajani respinge tasse sugli extraprofitti: «Non esistono né in diritto né in economia»
Tajani critica ipotesi di tasse sugli extraprofitti, paragonati a Unione Sovietica. Contro Salvini e Meloni.

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Il leader di Forza Italia, Antonio Tajani, ha espresso netta opposizione all’ipotesi di introdurre tasse sugli extraprofitti, definendola una parola “parolaccia” che ricorda l’Unione Sovietica. La sua posizione, esposta durante il Meeting di Rimini, si colloca in un contesto di tensioni tra i vertici del governo, con Matteo Salvini che aveva recentemente avanzato l’idea di chiedere un contributo a imprese e aziende energetiche. Tajani, però, ha chiarito che non è contratto a tassare gli extraprofitti, ma solo a un contributo concordato con le imprese. La discussione si svolge in un momento in cui il governo Meloni cerca di affrontare il caro carburanti, con la benzina che ha superato i tre euro.
Contro tasse sugli extraprofitti: «Non esistono né in diritto né in economia»
Tajani ha sottolineato che l’idea di definire un “extraprofitto” è legata a un dibattito linguistico e giuridico, ma ha anche messo in luce le conseguenze negative di precedenti esperienze. «I grandi esperti di economia e di economia legata all’energia hanno sostenuto e sostengono ancora che le tasse su questi cosiddetti extraprofitti hanno prodotto solo effetti negativi e non positivi perché hanno fermato la crescita», ha spiegato. Il vicepremier ha anche usato una metafora botanica, paragonando le tasse alla gramigna, un elemento negativo da estirpare.
«Non voglio sentire la parola extraprofitto, che mi sa molto di Unione Sovietica»
La distanza tra Tajani e Salvini si fa sentire nel dibattito interno al governo. Mentre il leader leghista ha sostenuto che chi “più ha, in un momento delicato, può dare di più”, Tajani ha ribadito che non si può procedere con misure generalizzate. «Un conto è contribuire con un accordo, un conto è abbattere la mannaia delle tasse», ha detto. Il vicepremier ha anche aperto a un contributo concordato con le aziende, ma ha sottolineato che non si può procedere con tasse definite dal governo.
La proroga delle misure e i 14 miliardi della clausola UE
La discussione si svolge nel giorno in cui il governo torna a riunirsi per affrontare il caro carburanti. Tajani ha sostenuto la proroga della decisione già adottata all’ultimo Consiglio dei ministri, per il tempo necessario a preparare un intervento sostanziale. L’obiettivo indicato dal leader di Forza Italia è evitare misure generalizzate e concentrare le risorse «soprattutto sui ceti più deboli, il ceto medio» e sulle imprese. Una parte della soluzione, secondo Tajani, potrebbe arrivare anche dalla clausola di salvaguardia nazionale sulla spesa energetica.
«Grazie allo scostamento che abbiamo ottenuto, grazie alla possibilità di poter utilizzare questi 14 miliardi, ritengo che si possano fare cose molto positive che vadano nella direzione di ridurre i costi energetici nei confronti delle famiglie e delle imprese», ha concluso Tajani. Risorse che, precisa però, «non possono essere utilizzate per tagliare le accise». Sul tavolo resta quindi la ricerca delle coperture per rendere strutturale l’intervento. Tajani ha anche sottolineato che il contributo deve essere concordato con le imprese, soprattutto quelle del settore degli idrocarburi. «Deve esserci un confronto concordato», ha ribadito. La sua posizione si colloca in un contesto di tensioni tra i vertici del governo, con Salvini che aveva avanzato l’idea di chiedere un contributo a imprese e aziende energetiche. Tajani, però, ha chiarito che non è contratto a tassare gli extraprofitti, ma solo a un contributo concordato con le imprese.
