Sharon Verzeni, il processo in aula: il psichiatra parla di omicidio per piacere

Il processo per l’omicidio di Sharon Verzeni vede il psichiatra affermare che l’imputato voleva provare un’emozione forte

Sharon Verzeni, il processo in aula: il psichiatra parla di omicidio per piacere
Sharon Verzeni, il processo in aula: il psichiatra parla di omicidio per piacere

Il processo per l’omicidio di Sharon Verzeni, uccisa la notte del 30 luglio 2024 a Terno d’Isola (Bergamo), ha visto oggi, lunedì 22 settembre, un’udienza in cui il psichiatra Massimo Biza ha espresso una sua valutazione sul comportamento dell’imputato, Moussa Sangare. Secondo Biza, l’omicidio sarebbe stato commesso per il piacere di compierlo, equiparabile a un omicidio sadico. «Sangare voleva provare un’emozione forte, ponendosi di fronte al fatto di essere in grado di fare una cosa grave», ha detto il professionista in aula, durante le dichiarazioni della parte civile.

Una lucidità che spaventa

Biza ha sottolineato come il comportamento di Sangare dimostri una lucidità terrificante. «Il fatto che avesse scartato prima di Sharon delle altre vittime, dimostra una lucidità terrificante», ha aggiunto. Questa osservazione è arrivata in un contesto in cui il processo ha visto il confronto tra le posizioni del consulente della difesa, Alessandro Calvo, e quelle dei periti incaricati dalla Procura, tra cui Biza e Sergio Monchieri. I due ultimi hanno ritenuto superflui gli accertamenti richiesti da Calvo, il quale aveva sostenuto che il disturbo della personalità di Sangare potrebbe «idoneo a compromettere la capacità di intendere e volere».

La difesa e la richiesta di ulteriori accertamenti

La difesa, attraverso Calvo, aveva avanzato la richiesta di ulteriori esami psichiatrici, ma questa è stata respinta. «Sospettavamo già fosse capace di intendere e volere, il nostro perito lo ha confermato», ha commentato Biza. Questa posizione è stata condivisa anche da Monchieri, che ha sottolineato come i dati disponibili non necessitino di ulteriori verifiche.

La famiglia di Sharon, presente in aula, ha espresso il dolore per la perdita. «Il dolore resta: non proviamo rancore, ma grande dolore e questo non ce lo togliamo nessuno», ha detto Bruno Verzeni, padre della vittima, uscendo dal tribunale. La prossima udienza è in programma il 10 novembre, quando parleranno i familiari e il fidanzato di Sharon, Sergio Ruocco, mentre è stata respinta la richiesta di convocare l’assistente sociale e gli amici di Sangare.

La famiglia non ha espresso rancore, ma si mostra determinata a seguire le vicende fino al termine. Il processo, iniziato il 22 settembre 2025, continua a seguire un ritmo serrato, con la famiglia e i familiari della vittima che seguono passo passo le decisioni e le testimonianze che vengono presentate in aula.

La testimonianza del psichiatra ha lasciato un’impronta forte, con una descrizione del delitto che punta a una motivazione psicologica radicata nel desiderio di provare un’emozione intensa.