Scontri No Tav a Chiomonte: pietre e violenze contro le forze dell’ordine
Tensioni in val di Susa con attacchi ai carabinieri. Le reazioni politiche: il centrodestra accusa la sinistra, il Pd condanna i disordini e critica la strumentalizzazione.

Nuovo episodio di violenza nel cantiere di Chiomonte, dove gli attivisti No Tav hanno dato vita a scontri con le forze dell’ordine. Secondo quanto riferiscono le fonti, il bilancio dell’accaduto comprende il lancio di pietre e bombe carta contro i servitori dello Stato, oltre al danneggiamento di mezzi delle forze dell’ordine. Due camionette dei Carabinieri e due della Guardia di Finanza sono state date alle fiamme durante i disordini nella valle piemontese, trasformando l’episodio in un evento di rilievo che ha immediatamente attirato l’attenzione della politica nazionale.
Le condanne trasversali della sinistra
Nel panorama progressista, la risposta è stata univoca nel ribadire il rifiuto della violenza, sebbene con toni differenti. Il Partito democratico ha schierato il suo responsabile Sicurezza, Matteo Mauri, il quale ha parlato a nome dell’intero partito esprimendo vicinanza alle donne e uomini in divisa colpiti da quello che definisce violenza preordinata. Mauri ha sottolineato l’intollerabilità di attacchi rivolti a chi opera al servizio della collettività, osservando che “oggi il bilancio è impietoso”.
Anche Più Europa e i Verdi hanno preso posizione. Riccardo Magi, segretario di Più Europa, e Angelo Bonelli, leader rossoverde, hanno condannato con forza gli atti di violenza. Dal fronte pentastellato giunge invece una posizione specifica sul merito dell’opera: il Movimento 5 Stelle sostiene che “le violenze fanno il gioco dei Sì Tav”, tracciando una linea di demarcazione tra l’opposizione alla grande opera e il rifiuto dei metodi violenti.
Più duro ancora il senatore Pd Filippo Sensi, che ha rivolto critiche pesanti alla gestione politica dei fatti. Sensi ha denunciato ciò che definisce una “penosa strumentalizzazione di mezzo governo” di fronte ad atti che egli stesso condanna “con chiarezza e nettezza”, sottolineando il disagio nel vedere la sinistra accusata di silenzio complice quando di fatto condanna i disordini.
L’accusa del centrodestra e il collegamento con Bologna
Dal lato opposto dello schieramento, il centrodestra ha sfruttato l’occasione per affondare colpi politici. La premier e altri esponenti del governo hanno operato un collegamento simbolico tra gli scontri di Chiomonte e i disordini verificatisi a Bologna in seguito alla manifestazione indetta dal sindaco Matteo Lepore dopo la morte di un cittadino marocchino durante un intervento della polizia.
Francesco Verderami, editorialista del Corriere della sera, ha interpretato questa connessione sostenendo che esiste “un anello di congiunzione mediatico operato dai terroristi NoTav” tra le violenze del cantiere piemontese e il caos bolognese. Una lettura che suggerisce una regia unitaria dietro i disordini, pur senza fornire prove specifiche del collegamento.
Il ministro della Salute ha colto l’occasione per sottolineare l’assenza di condanne esplicite da parte della sinistra verso la “guerriglia in val di Susa contro le forze dell’ordine”, lanciando un’accusa di doppio standard. Antonio Tajani, vicepremier e segretario di Forza Italia, ha fatto eco a questa critica, alimentando il dibattito su una presunta tolleranza progressista verso le violenze degli antagonisti.
Il contesto dell’infrastruttura
Gli scontri di Chiomonte si inseriscono nel quadro del conflitto decennale sulla Tav, il progetto di linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione che da anni divide il Paese. La valle di Susa rimane il fulcro delle proteste contro l’infrastruttura, con il cantiere di Chiomonte simbolo dello scontro tra il progetto governativo e le istanze ambientaliste e locali.
Il linguaggio utilizzato dalle forze politiche per descrivere l’accaduto rivela quanto la questione della sicurezza pubblica rimanga intrecciata con le scelte sulla grande viabilità e sulla gestione dei conflitti sociali nel contesto italiano. Le violenze denunciate trasformano ogni episodio in occasione di scontro politico, con il rischio che la discussione sul merito delle scelte infrastrutturali venga soffocata dal prevalere della questione dell’ordine pubblico.
