Gli “scarafaggi” indiano: una rivoluzione giovanile contro il sistema
Gli studenti indiani, chiamati “scarafaggi”, protestano contro il governo e chiedono riforme.

La protesta degli “scarafaggi” in India ha scosso il Paese e ha messo in discussione il rapporto tra governo e giovani. Il movimento, nato da un’insulto di un giudice e alimentato da una serie di richieste specifiche, ha visto migliaia di studenti e giovani prendere le strade per chiedere giustizia, riforme e trasparenza. La scintilla è stata l’annullamento del test nazionale di ammissione a Medicina, che ha coinvolto 2,2 milioni di candidati. La protesta, guidata dal Cockroach Janta Party (Cjp), ha visto i giovani chiedere le dimissioni del ministro dell’Istruzione, una riforma del sistema educativo e la fine delle persecuzioni contro gli studenti. La battaglia, però, non è finita.
Una rivoluzione costruita sui social media
Il movimento degli “scarafaggi” ha visto un’accelerazione grazie ai social media, che hanno permesso di raggiungere giovani in contesti diversi. La protesta, iniziata da un gruppo di studenti, si è trasformata in un movimento nazionale, coinvolgendo anche rider, influencer e attivisti di diverse comunità. Questa è stata la vera rivoluzione della Gen Z: chiedere conto a questo governo delle sue azioni. La protesta ha visto anche l’uso di ironia e umorismo, come i selfie con cioccolatini Melody, un riferimento al regalo che Modi aveva consegnato a Giorgia Meloni. Ma dietro l’ironia c’è un malessere profondo.
Un dividendo demografico non trasformato
L’India ha un’età media di appena 29 anni e oltre 600 milioni di abitanti hanno meno di 25 anni. Questo “dividendo demografico” non è stato trasformato in opportunità da una crescita economica al 6 per cento. Uno studio dell’Azim Premji University ha rilevato che quasi il 40 per cento dei laureati tra i 15 e i 25 anni è disoccupato. Le proteste del Cjp sono le prime nell’India contemporanea a essere guidate dai giovani. «In un paese con la più grande popolazione giovanile del mondo, non si vedeva un movimento di massa guidato dalle nuove generazioni dal 1974», ha spiegato Snigdha Poonam, giornalista e scrittrice.
Il movimento degli “scarafaggi” ha messo in discussione il rapporto tra governo e giovani, dimostrando che i ragazzi non si limitano a protestare, ma chiedono un ruolo attivo nel Paese. La scintilla è stata l’annullamento del test nazionale di ammissione a Medicina, che ha scatenato una serie di richieste specifiche: le dimissioni del ministro dell’Istruzione, pene più severe contro chi manipola gli esami e una riforma strutturale del sistema. La protesta ha visto anche l’uso di ironia e umorismo, come i selfie con cioccolatini Melody, un riferimento al regalo che Modi aveva consegnato a Giorgia Meloni. Ma dietro l’ironia c’è un malessere profondo.
Il governo indiano, attraverso il ministro dell’Istruzione, ha cercato di riprendere il controllo della narrazione. «Cercherà di riprendere il controllo della narrazione», ha detto Sushant Singh, docente dello South Asian Studies Council della Yale University. Tuttavia, il marchio personale di Modi, che ha visto il 40 per cento dei voti del Bjp attribuibili alla sua figura, è stato gravemente danneggiato. Se la sua immagine si incrina, ne soffrirà anche il partito e il governo. Il movimento, però, non si ferma: «Se quest’ultima richiesta non sarà soddisfatta nel giro di un paio di settimane, riprenderemo a protestare», ha ricordato Ratna Singh.
La protesta degli “scarafaggi” rappresenta un momento di svolta per l’India, dove i giovani stanno chiedendo un ruolo più attivo nel Paese. Nonostante le tensioni e le sfide, il movimento continua a crescere, con la Costituzione indiana come unica ideologia. La battaglia, però, è appena iniziata.
