Salis risponde alla condanna: «Non ho ricevuto la notifica, come potevo difendermi»
Ilaria Salis si difende dalla condanna a risarcire 300mila euro per il licenziamento di due collaboratori. L’eurodeputata sostiene di non aver ricevuto la notifica e lamenta di essere stata considerata irreperibile dal tribunale.

A pochi giorni dalla sentenza del tribunale che la condanna a versare 300mila euro per il licenziamento di due suoi collaboratori, Ilaria Salis sceglie di rispondere attraverso i social e un’intervista pubblica, presentandosi non come imputata bensì come chi ha subito un’ingiustizia procedurale. L’eurodeputata contesta il meccanismo della notifica: secondo la sua ricostruzione, non avrebbe ricevuto i documenti della causa e per questo motivo il tribunale l’avrebbe dichiarata irreperibile, precludendole la possibilità di dichiararsi e difendersi adeguatamente.
La difesa sui social: il tema della notifica mancata
Tramite le storie Instagram e nell’intervista concessa a Repubblica, come riportato da secoloditalia.it, Salis mette in dubbio i presupposti stessi del processo. La questione centrale della sua risposta riguarda il mancato ricevimento della notifica ufficiale della causa. L’eurodeputata non contesta direttamente i fatti allegati dai due ex dipendenti, quanto piuttosto la regolarità della procedura che avrebbe dovuto informarla dell’azione legale. Nella sua ottica, essere dichiarata irreperibile rappresenterebbe un vulnus procedurale grave, dal momento che l’imputato ha il diritto fondamentale di conoscere l’accusa e di presentare controdeduzioni.
La denuncia di Salis tocca un nervo sensibile nel dibattito pubblico: il significato di una condanna in absentia e le responsabilità di chi viene ritenuto latitante dalle notifiche. Se effettivamente la notifica non fosse avvenuta secondo le modalità legali, questo potrebbe costituire un motivo di impugnazione della sentenza. L’eurodeputata, attraverso la sua comunicazione mediatica, invita l’opinione pubblica a riflettere su quanto possa sembrare paradossale una condanna nei confronti di chi sostiene di non aver mai ricevuto l’atto introduttivo del procedimento.
La versione dei fatti sui licenziamenti
Quanto al merito della causa, Salis fornisce una narrazione alternativa rispetto a quella del tribunale che ha ritenuto il licenziamento dei due collaboratori senza giusta causa. Secondo notizie.virgilio.it, l’eurodeputata spiega che i dipendenti in questione non rispondevano alle comunicazioni via mail e che la loro gestione rappresentava un problema per la continuità del suo lavoro. Inoltre, nella sua intervista, Salis introduce un elemento ulteriore: quella di essere stata oggetto di un comportamento volto a rovinarla e a danneggiarla.

Questa ricostruzione tenta di rovesciare la prospettiva della sentenza. Il tribunale ha stabilito che non vi erano motivi validi per licenziare i due collaboratori; Salis controbatte sottolineando disfunzioni nella loro operatività e asserendo di aver subito un atteggiamento ostile. La questione del mancato rispetto della corrispondenza e-mail viene presentata come prova di una loro negligenza. Tuttavia, la corte in primo grado ha ritenuto queste motivazioni insufficienti per giustificare il ricorso al licenziamento, ordinando il risarcimento.
Questo contrasto tra la versione giudiziale e la narrazione di Salis evidenzia come l’eurodeputata stia cercando di spostare il fuoco del dibattito dalla questione sostanziale dei motivi del licenziamento a quella formale della corretta ricezione delle notifiche e, di conseguenza, della sua possibilità di difendersi in giudizio. La strategia comunicativa persegue dunque un duplice obiettivo: contestare la legittimità procedurale della sentenza e al contempo offrire una spiegazione alternativa circa le ragioni che l’avrebbero spinta alle scelte organizzative nei confronti dei collaboratori.
La scelta di affidarsi ai canali social e ai media tradizionali per la propria difesa segna una transizione dalla sede giudiziale a quella del dibattito pubblico, dove la battaglia non si gioca più su documenti e prove, bensì su narrazioni e persuasione dell’opinione comune. La prossima mossa procedurale di Salis potrà chiarire se intenderà impugnare la sentenza basandosi sui vizi formali della notifica o se continuerà a sviluppare la sua narrazione nel dominio mediatico e politico.
