Reintegro medici no Vax radiati, Siaarti: precedente pericoloso per la sanità
Siaarti contraria all’emendamento che consente la reiscrizione di medici radiati per diffusione di informazioni false sui vaccini. La società scientifica teme compromissione dell’autonomia degli Ordini professionali.

La Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) ha espresso profonda preoccupazione e ferma contrarietà rispetto a un emendamento approvato dalla Commissione Affari sociali della Camera nel quadro di una riforma delle professioni sanitarie. Al centro del contenzioso vi è la possibilità di reiscrivere negli Albi professionali medici che erano stati radiati per aver diffuso posizioni no vax, informazioni false sui vaccini o terapie prive di fondamento scientifico.
Il precedente che preoccupa gli anestesisti
Secondo Siaarti, questa procedura straordinaria di reiscrizione apre una strada pericolosa al ritorno all’esercizio della medicina di professionisti già allontanati dagli Ordini. La società scientifica ha precisato che non si tratta di semplici opinioni personali, bensì di condotte già valutate dagli organi professionali competenti e ritenute incompatibili con i doveri scientifici, deontologici e professionali del medico. La radiazione rappresenta quindi il risultato di procedimenti individuali conclusi, dopo cui una norma parlamentare potrebbe riaprire questioni già definite.
Il principale pericolo individuato da Siaarti risiede nella compromissione dell’autonomia degli Ordini professionali. Consentire una procedura straordinaria di reiscrizione rischia infatti di delegittimare le decisioni adottate dagli Ordini al termine di procedimenti individuali rigorosi. Come riporta adnkronos.com, la società scientifica ritiene che questa norma crei un precedente grave per la sanità pubblica e per la gestione di future emergenze sanitarie.
Il principio del primum non nocere
Al cuore della posizione di Siaarti figura il principio etico fondamentale della medicina: il primum non nocere. Secondo la società, questo principio impone al medico di non mettere mai a rischio, prima di tutto, la salute di chi si affida alle sue cure, un dovere che nessuna opinione personale può superare. Chi esercita la professione medica, sottolinea Siaarti, ha il dovere di fondare le proprie indicazioni sulle migliori evidenze scientifiche disponibili, soprattutto nei momenti di emergenza sanitaria.
La questione della libertà di opinione viene affrontata direttamente da Siaarti. Secondo la posizione della società scientifica, la libertà di opinione non può giustificare la diffusione di informazioni false in ambito sanitario. La linea di demarcazione passa dunque tra il diritto di esprimere opinioni personali e il dovere professionale di non propagare dati falsi che potrebbero danneggiare la salute pubblica.
Richiesta di eliminazione della norma
Siaarti chiede pertanto che la disposizione venga eliminata nelle successive fasi dell’iter parlamentare. La società invita il Parlamento a rispettare l’autonomia degli Ordini professionali, a difendere il valore della scienza medica e a garantire la tutela della salute dei cittadini. La preoccupazione sottesa è che qualora condotte professionali già giudicate incompatibili con l’esercizio della medicina potessero essere rimesse in discussione attraverso un intervento politico, verrebbe indebolito l’intero sistema disciplinare.
L’indebolimento del sistema disciplinare comporterebbe conseguenze per la credibilità della professione medica e la capacità delle istituzioni di contrastare la disinformazione scientifica. In questo senso, il dibattito non riguarda soltanto i singoli medici radiati, ma la struttura stessa della regolamentazione professionale nel campo della sanità. Una volta stabilito il precedente, diventa difficile sostenere in futuro che determinate violazioni dei doveri professionali debbano restare definitive.
La posizione di Siaarti riflette una più ampia tensione tra il riconoscimento della libertà individuale e la necessità di mantenere standard professionali e scientifici rigorosi in un settore cruciale come quello sanitario. Nel contesto di una riforma complessiva delle professioni sanitarie, questa questione rappresenta un nodo critico che il Parlamento dovrà risolvere nelle fasi successive dell’iter legislativo.
