Powerchair Football: Nazionale bloccata a Fiumicino per le carrozzine

La squadra italiana di calcio in carrozzina non è riuscita a imbarcarsi su un volo EasyJet per la Scozia. Il Cip condanna l’accaduto all’aeroporto di Fiumicino.

Aeroporto con passeggeri disabili e carrozzine in primo piano, personale di compagnia aerea
Aeroporto con passeggeri disabili e carrozzine in primo piano, personale di compagnia…

La Nazionale Italiana di Powerchair Football, il calcio giocato in carrozzina della FIPPS, è rimasta bloccata all’aeroporto romano di Fiumicino dopo che la compagnia aerea EasyJet le ha impedito di salire a bordo di un volo diretto in Scozia. Il motivo del rifiuto dell’imbarco: l’assenza di spazio disponibile per le carrozzine degli atleti. La comunicazione della indisponibilità è arrivata solo al momento dell’accesso alla gate, lasciando la squadra in una situazione di grave disagio logistico e organizzativo.

Secondo quanto riferisce lapresse.it, il personale della compagnia aerea ha comunicato ai giocatori e ai loro accompagnatori l’impossibilità di procedere con l’imbarco esclusivamente quando la delegazione era già in partenza verso l’aeromobile. La tempistica della comunicazione ha impedito ai vertici della federazione di organizzare soluzioni alternative in tempo utile, creando una situazione di stallo che ha coinvolto l’intera squadra in trasferta per una competizione internazionale.

La reazione del Cip

La scena ha suscitato una dura condanna da parte del Comitato Italiano Paralimpico (Cip), che ha criticato pubblicamente l’atteggiamento della compagnia aerea e il mancato rispetto degli standard di accessibilità che dovrebbero caratterizzare i servizi di trasporto aereo in Europa. Il Cip ha sottolineato come questo episodio rappresenti una chiara violazione dei diritti di atleti paralimpici e una mancanza di preparazione da parte di EasyJet nel gestire clienti con necessità specifiche di accessibilità.

L’organismo sportivo ha evidenziato che una compagnia aerea internazionale dovrebbe disporre di procedure consolidate per accogliere passeggeri in carrozzina, inclusa la verifica preliminare della disponibilità di spazi idonei prima della conferma dell’imbarco. La gestione dell’accaduto, secondo il Cip, ha messo in luce carenze organizzative significative nella preparazione del volo e nella comunicazione con i clienti.

Implicazioni per l’accessibilità nel trasporto aereo

L’episodio di Fiumicino solleva interrogativi più ampi sulla preparazione delle compagnie aeree europee nel garantire accesso effettivo ai servizi di trasporto per persone con disabilità motoria. La pratica di comunicare l’indisponibilità di spazi solo al gate rappresenta un fallimento organizzativo che ricade interamente sulla responsabilità della compagnia di trasporto, indipendentemente dalle difficoltà tecniche che possono emergere.

In Europa, il regolamento sui diritti dei passeggeri con ridotta mobilità stabilisce obblighi precisi per le compagnie aeree, tra cui l’obbligo di fornire assistenza e di verificare anticipatamente le capacità di trasporto. EasyJet, come vettore che opera su numerose rotte internazionali, dovrebbe disporre di sistemi di verifica preventiva della disponibilità di spazi accessibili prima della conferma della prenotazione e con largo anticipo rispetto alla data di partenza.

La squadra di Powerchair Football, pur rimasta bloccata a Fiumicino, rappresenta un caso simbolico di esclusione che va oltre il singolo episodio aeroportuale. Gli atleti paralimpici, che competono a livello internazionale, dovrebbero beneficiare di servizi di trasporto che non creino ostacoli aggiuntivi rispetto ai viaggiatori senza disabilità. L’accaduto mette in evidenza come la normativa, pur esistente, non sempre si traduca in pratica reale di inclusione nei servizi commerciali.

La vicenda avrà probabilmente conseguenze sulla reputazione di EasyJet nel segmento del turismo e della mobilità inclusiva, oltre a potenziali ricadute normative qualora le autorità competenti decidessero di avviare verifiche sulle procedure di accessibilità della compagnia. Il caso rimane un promemoria concreto che l’accessibilità non è ancora pienamente garantita nelle infrastrutture e nei servizi di mobilità internazionali, nonostante i progressi normativi degli ultimi anni.