Pastorella: “Ue ha bisogno di investimenti
Pastorella illustra la necessità di sovranità tecnologica europea attraverso investimenti infrastrutturali, concentrazione industriale e governance coordinata dei data center tra istituzioni nazionali.

L’Unione europea sta tracciando una nuova rotta nella gestione delle tecnologie critiche. Non si tratta più soltanto di adeguarsi alle innovazioni globali, ma di governare attivamente le dipendenze tecnologiche, controllare la provenienza delle soluzioni e proteggere le infrastrutture strategiche. In questo contesto, secondo quanto riferisce iltempo.it, Pastorella ha posto l’accento su tre pilastri fondamentali: la necessità di significativi investimenti nelle infrastrutture cloud, la creazione di campioni industriali europei capaci di competere su scala mondiale e una strategia coordinata sui data center che coinvolga le istituzioni nazionali.
Investimenti e sovranità regolatoria nei dati
Il dato più rilevante riguarda proprio gli investimenti nei data center, infrastrutture sempre più critiche nell’ecosistema digitale globale. Secondo Pastorella, il limite principale risiede nelle competenze e nelle risorse disponibili, fattori che frenano la capacità dell’Europa di sviluppare una vera autonomia tecnologica. Questo comporta un salto qualitativo di quella che gli esperti definiscono “sovranità regolatoria”: una parte sempre più ampia dell’ecosistema cloud, tradizionalmente considerato un settore dell’information technology, entra ora nel perimetro delle telecomunicazioni e della regolamentazione pubblica.
Tale cambio di prospettiva ha implicazioni significative. Non si occupa soltanto delle reti pubbliche che servono gli utenti finali, ma può ricomprendere reti private, collegamenti tra data center e infrastrutture business, assoggettandoli a obblighi di autorizzazione, accesso, interconnessione e risoluzione delle controversie. La strategia combina quindi regole e sostegno al mercato, creando un equilibrio tra controllo pubblico e opportunità di crescita imprenditoriale.
Procedure comuni e campioni europei
Per affrontare questa transizione senza soffocare l’attività economica, Pastorella ha proposto una soluzione concreta: un set comune di procedure e moduli che consenta agli investitori di incontrare requisiti omogenei in Francia, Germania o Italia, senza cancellare le condizioni specifiche del Paese in cui l’investimento viene realizzato. Questo approccio mira a ridurre la frammentazione normativa che caratterizza il mercato europeo, facilitando i flussi di capitali e le sinergie transnazionali.
Parallelamente, ha indicato la necessità di consentire la crescita di campioni europei anche accettando, in alcuni settori strategici, una maggiore concentrazione del mercato. Questa posizione rappresenta un riconoscimento pragmatico: in ambiti altamente competitivi e capital-intensive come l’infrastruttura cloud, le economie di scala e il consolidamento possono essere requisiti per garantire la sostenibilità e la competitività globale delle imprese continentali.
Il ruolo delle consultazioni pubbliche e della governance nazionale
Rovizzi, commentando la situazione per conto di Open Gate Italia, ha interpretato il momento come l’apertura di un nuovo ciclo della politica industriale digitale europea. Cruciale, in questa ottica, è il ruolo delle consultazioni pubbliche aperte dalla Commissione: non un adempimento formale, ma uno strumento democratico attraverso il quale imprese, istituzioni e cittadini possono incidere su norme destinate a ridisegnare il mercato.
A livello nazionale, l’Italia si trova di fronte a una sfida definita da Pastorella con chiarezza: se il Paese vuole contribuire concretamente alla strategia europea sull’intelligenza artificiale, deve colmare il divario infrastrutturale e inserire i data center in una politica industriale coordinata tra il Ministero dell’innovazione tecnologica e la transizione digitale (Mimit), il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (Mase) e le istituzioni territoriali. Non è un compito esclusivamente centrale, ma richiede una visione integrata che coinvolga diversi livelli di governo.
Sul tema della Digital Network Architecture (Dna), serve un equilibrio tra armonizzazione europea e competenze nazionali. Questo equilibrio rappresenta la sfida più delicata: da una parte la necessità di standard comuni che garantiscano interoperabilità e sicurezza su scala continentale; dall’altra, la preservazione dello spazio di manovra nazionale per adattare le regole alle specificità economiche, geografiche e politiche di ciascun Paese. Solo in questo quadro integrato di investimenti, concentrazione industriale strategica e governance coordinata, l’Europa potrà effettivamente trasformare le sue debolezze infrastrutturali in punti di forza competitivi.
