Nuova indagine Hydra svela il ruolo del consigliere comunale come intermediario tra mafia e politica

Nuova indagine Hydra svela il ruolo del consigliere comunale come intermediario tra mafia e politica.

Un consigliere comunale in Lombardia è indicato come intermediario tra boss della 'ndrangheta e politici locali
Un consigliere comunale in Lombardia è indicato come intermediario tra boss della ‘ndrangheta e politici locali

Un nuovo tassello si aggiunge al mosaico dell’inchiesta Hydra, che ha come obiettivo il monitoraggio del Consorzio di mafie tra ‘ndrangheta, Cosa nostra e camorra romana. Il pentito Francesco Bellusci, affiliato alla locale di ‘ndrangheta di Lonate Pozzolo, ha rivelato in un recente verbale i rapporti stretti tra un consigliere comunale del centrodestra e i boss della criminalità organizzata. L’informazione, resa nota durante un’ultima udienza del 4 settembre, conferma una collaborazione tra politica e mafia in Lombardia, con un ruolo chiave attribuito a un esponente locale. L’episodio, che ha suscitato preoccupazione tra gli inquirenti, si colloca all’interno di una dinamica complessa che vede la politica come intermediaria tra i capi della criminalità.

Il consigliere comunale come intermediario tra boss

Secondo le dichiarazioni del pentito, il consigliere in questione agisce come ponte tra i vertici della ‘ndrangheta e i rappresentanti locali. Il politico, che non è stato identificato, è stato indicato come figura chiave per la gestione di messaggi e trasferimenti di denaro tra i boss. In particolare, il consigliere comunale di Buscate, un comune in provincia di Milano, è stato descritto come il veicolo privilegiato per comunicazioni tra Giacomo Cristello, uno dei capi della locale, e altri affiliati. La sua posizione lo rende un punto di contatto cruciale, evitando contatti diretti tra i membri della cosca, per ridurre il rischio di intercettazioni.

La relazione tra il politico e i boss è stata svelata attraverso un sistema di comunicazione protetta, in cui i messaggi vengono veicolati attraverso intermediari. Secondo Bellusci, il consigliere comunale ha svolto un ruolo simile a una “camera di compensazione”, facilitando scambi tra i vari gruppi della ‘ndrangheta. Questo sistema permette di mantenere una certa distanza tra la politica e la criminalità, ma allo stesso tempo rafforza i legami tra i due settori. L’intermediario, che non è stato indagato, ha ricevuto denaro per il sostentamento in carcere del boss Cenzo Rispoli, e ha anche partecipato a colloqui per risolvere conflitti tra affiliati, evitando così faide sanguinose.

Un sistema di comunicazione protetto

Un episodio specifico ha chiarito ulteriormente la dinamica: un presunto episodio di offesa subito da Bellusci e dai suoi affiliati da parte di Alfonso Rispoli, figlio del boss. Il consigliere comunale ha agito come intermediario per risolvere la situazione, senza che i due si parlino direttamente. Questo tipo di intermediazione, sebbene non sia illegale, rappresenta un ulteriore livello di complicità tra politica e mafia, che si rafforza con l’assenza di indagini formali.

La Procura ha confermato che i fatti rivelati da Bellusci sono considerati molto precisi, e che la sua testimonianza ha portato alla creazione di un nuovo fascicolo d’indagine, del tutto inedito. Questo indica una crescente attenzione da parte degli inquirenti verso i legami tra politica e mafia in Lombardia, con un focus particolare su quelle aree in cui il centrodestra ha un ruolo significativo. La situazione, sebbene non sia ancora definitivamente chiarita, rappresenta un ulteriore segnale di allarme per la lotta alla criminalità organizzata in Italia.

La politica in Lombardia si fa sempre più vicina alla mafia
Un sistema di comunicazione protetto tra politici e boss