Nirmal Purja, il simbolo dell’alpinismo nepalese che ha sfidato i limiti

Nirmal Purja, scalatore nepalese morto in valanga, ha riscritto l’alpinismo con record e imprese epiche.

Nirmal Purja, scalatore nepalese, muore in valanga sul Broad Peak, dopo aver conquistato record alpinistici
Nirmal Purja, scalatore nepalese, muore in valanga sul Broad Peak, dopo aver conquistato record alpinistici

Un simbolo dell’alpinismo nepalese

Nirmal Purja, noto come Nims Dai, è morto a 43 anni nella valanga sul Broad Peak, una delle montagne più alte del Karakoram. Il leggendario scalatore aveva conquistato le quattordici montagne più alte del mondo in 189 giorni e partecipato alla prima invernale del K2. La sua morte ha scosso il mondo dell’alpinismo, segnando la fine di una carriera che aveva trasformato il modo di guardare agli Ottomila.

Un’impresa che ha cambiato il volto dell’alpinismo

Purja, nato in Nepal e arruolato nell’esercito britannico, aveva sviluppato un approccio estremo e militare alla montagna: velocità, disciplina e una fiducia incrollabile nella possibilità di superare limiti. Il suo progetto, ribattezzato Project Possible, ha reso celebre in tutto il mondo il suo record di scalare le quattordici vette superiori agli ottomila metri in meno di sette mesi. Purja lo ha completato in 189 giorni, demolendo il precedente riferimento cronologico e trasformando una sfida considerata quasi irrealizzabile in una sequenza vertiginosa di ascensioni.

La sua attività era accompagnata anche da critiche. Alcuni puristi contestavano la velocità delle ascensioni, l’impiego di ossigeno supplementare e il modello commerciale delle spedizioni. Ma anche i detrattori gli riconoscevano una forza fisica fuori dal comune, una straordinaria capacità organizzativa e il coraggio di intervenire più volte per soccorrere alpinisti in difficoltà. La sua leggenda è nata non solo dalle vittorie, ma anche dalle sfide e dai sacrifici.

Nel gennaio 2021, Purja ha partecipato alla prima ascensione invernale del K2, l’ultimo Ottomila a non essere mai stato conquistato nella stagione più dura. Il gruppo, composto da sei alpinisti nepalesi e quattro stranieri, ha raggiunto la vetta avanzando compatto negli ultimi metri e cantando l’inno nazionale nepalese. Fu un gesto dal forte valore simbolico, che ha segnato un riscatto collettivo per gli alpinisti nepalesi, spesso rimasti nell’ombra delle grandi imprese occidentali. Un simbolo di orgoglio nazionale e di riconoscimento internazionale.

La valanga sul Broad Peak ha portato alla morte di Purja e di altri componenti della spedizione, tra cui quattro corpi recuperati il giorno successivo. Le autorità hanno escluso la presenza di sopravvissuti. A confermare la sua morte è stata Elite Expeditions, la società di alpinismo da lui fondata. Il primo ministro nepalese Balendra Shah ha ricordato Purja come un detentore di record capace di portare il nome del Nepal sulle vette più alte del pianeta. La sua attività, pur accompagnata da critiche, ha lasciato un’eredità duratura, cambiando il modo di guardare agli Ottomila e introducendo una dimensione nuova, fondata sulla rapidità, sull’organizzazione logistica e sull’enorme capacità di recupero fisico.

La sua leggenda, costruita sulle montagne in cui aveva scelto di misurarsi con sé stesso e con l’impossibile, rimane un simbolo di coraggio e determinazione. Nirmal Purja, il soldato degli Ottomila, ha riscritto l’alpinismo sfidando l’impossibile, e la sua storia continuerà a ispirare chiunque si avventuri nelle vette più alte del mondo.