Nato, Rauti (Bocconi): “Summit Ankara, ora Europa e Usa devono riequilibrare l’Alleanza
Il vertice Nato di Ankara ha riaffermato l’articolo 5 e riportato calma nell’Alleanza. Gli esperti: serve maggiore responsabilità europea e investimenti in difesa.

Il Summit Nato di Ankara dello scorso 7 e 8 luglio rappresenta un punto di riequilibrio nell’Alleanza Atlantica, sebbene permangano nodi significativi tra Stati Uniti ed Europa. A fare il punto sugli esiti del vertice e sulle prospettive della sicurezza euro-atlantica è stato un incontro ospitato dal Centro studi americani a Roma, che ha riunito diplomatici, accademici ed esperti di relazioni internazionali per analizzare le decisioni dell’Alleanza in un contesto segnato dalla guerra in Ucraina, dall’instabilità in Medio Oriente e dalla competizione tra le grandi potenze.
Riaffermato l’articolo 5 e ridotti i danni
Secondo gli analisti intervenuti all’evento, il vertice ha consentito di minimizzare i danni interni all’Alleanza e di riportare una relativa calma nel mondo euro-atlantico. Walter Rauti, deputy director di Shield presso la Sda Bocconi, ha evidenziato come il Summit di Ankara abbia avuto rilevanza soprattutto nella riaffermazione del principio cardine dell’Alleanza: “Il Summit di Ankara è stato importante perché è stato riaffermato l’articolo 5 della Nato, cioè il principio della difesa collettiva”. Questo pilastro fondativo rappresenta l’impegno reciproco di tutti gli stati membri a considerare un attacco a uno come un attacco a tutti.
Giampiero Massolo, vice presidente di Mundys e presidente del Centro studi americani, ha descritto l’esito complessivo come positivo, pur riconoscendo che non tutti i problemi dell’Alleanza trovano soluzione in questa sede. “Il Summit di Ankara è stato quasi una svolta. Il risultato complessivo è stato positivo, ma non tutti i problemi sono risolti”, ha dichiarato Massolo durante l’incontro. La sua valutazione sottolinea come il vertice abbia rappresentato un momento di stabilizzazione, ma le tensioni strutturali tra i due lati dell’Atlantico rimangono.
L’Europa deve assumersi maggiori responsabilità
Dalla discussione emerge con chiarezza una priorità strategica per il futuro dell’Alleanza: l’Europa deve incrementare il proprio impegno nella difesa collettiva, sia in termini di deterrenza che di investimenti. Rauti ha articolato questa necessità in modo esplicito: “L’Europa deve assumersi maggiori responsabilità, prima ancora in una logica di deterrenza e poi di investimento”. Si tratta di un richiamo ai paesi europei affinché rafforzino le loro capacità militari e la loro prontezza strategica, seguendo una logica che privilegi anzitutto il deterrente credibile verso eventuali minacce.

Questa indicazione riflette una tensione di lunga data nell’Alleanza: gli Stati Uniti hanno storicamente sostenuto una quota significativa delle spese di difesa dell’Atlantico Nord, mentre molti partner europei hanno investito meno rispetto ai contributi proporzionali ai loro Pil. Il contesto contemporaneo, marcato dalla guerra in Ucraina e dalle incertezze geopolitiche, rende questa questione ancora più urgente dal punto di vista strategico.
Gabriele Natalizia, professore di Sicurezza e Politica internazionale presso l’università Sapienza di Roma e direttore di Geopolitica.info, ha contribuito all’analisi dell’evento inquadrando le decisioni adottate ad Ankara nella più ampia cornice internazionale contemporanea. La sua partecipazione all’incontro sottolinea come il vertice Nato sia stato interpretato anche quale risposta alle sfide geopolitiche globali che caratterizzano il periodo.
L’appuntamento romano ha dunque offerto una lettura critica ma costruttiva dei risultati del Summit di Ankara, ricordando come il processo di riequilibrio dell’Alleanza sia ancora in corso e richieda impegni concreti da parte di tutti i membri, in particolare da parte dell’Europa nel rafforzare il proprio ruolo e le proprie capacità difensive.
