Nato, Massolo: ad Ankara salvato articolo 5, ora serve mediazione Usa-Ue
Il summit di Ankara ha riaffermato il principio di difesa collettiva della Nato. Gli esperti del Centro studi americani analizzano le tensioni e le prospettive future dell’Alleanza atlantica.

Il vertice della Nato ad Ankara ha conseguito un risultato che nei giorni precedenti appariva tutt’altro che scontato: la riaffermazione della difesa collettiva sancita dall’articolo 5, il cardine su cui poggia l’intera architettura dell’Alleanza atlantica. A confermarlo è Stefano Massolo, esperto del Centro studi americani, il quale sottolinea come il principio sia stato ribadito con il consenso di tutti i partecipanti, inclusi i rappresentanti americani, nonostante le previsioni della vigilia fossero decisamente pessimiste.
Le settimane antecedenti il summit erano state caratterizzate da una tensione palpabile. Le accuse di Donald Trump agli alleati europei e le discussioni sul burden shifting, il trasferimento delle responsabilità militari verso l’Europa, avevano alimentato il timore di un disimpegno americano. Lo scenario che circolava negli ambienti diplomatici prefigurava uno stallo, se non addirittura un’apertura di fratture significative all’interno dell’Alleanza. Ankara ha invece invertito la rotta, almeno momentaneamente.
Il riequilibrio tra Europa e Stati Uniti
Secondo quanto riferisce Adnkronos, Walter Rauti, deputy director dello Shield Sda Bocconi, ha evidenziato come il summit “sia stato quasi una svolta” rispetto a quello che tutti si attendevano. Il vertice ha contribuito “a riportare un po’ di calma all’interno del mondo alleato euro-atlantico”. Tuttavia, questa distensione non deve ingannare: la struttura dell’Alleanza rimane fragile e squilibrata.
La questione centrale riguarda il riequilibrio tra i due pilastri della Nato. Gli Stati Uniti, come principale azionista dell’Alleanza, hanno ripetutamente dichiarato l’intenzione di spostare altrove parte dei propri sforzi militari. Questo comporta una spinta verso l’autosufficienza europea in materia di difesa, un processo che richiede non solo investimenti economici, ma anche una capacità politica e strategica di assumere responsabilità finora delegate all’America. Dal lato europeo emerge la necessità di “fare una spinta in avanti e cercare di ribilanciare gli equilibri”, come ha spiegato Rauti.
La mediazione necessaria tra Washington e Bruxelles
Tuttavia, il cammino verso questo ribilanciamento nasconde una contraddizione temporale cruciale. Esiste una “discrasia temporale tra la disponibilità degli europei di subentrare agli americani e la fretta degli Stati Uniti di uscire da alcune responsabilità”. Questa divergenza di ritmi è stata solo accennata ad Ankara, non risolta. Massolo sottolinea che sarà necessaria una vera e propria mediazione per negoziare questa transizione con determinazione.
La sfida è complessa perché coinvolge non solo questioni di capacità militare, ma anche di credibilità politica. Gli europei devono dimostrare che possono farsi carico di responsabilità maggiori, mentre gli Stati Uniti devono essere convincenti nel loro impegno a mantenere il coinvolgimento nell’Alleanza, quantomeno finché l’Europa non raggiunga l’autonomia necessaria. Il quadro internazionale rende questa transizione ancora più difficile.
Secondo Adnkronos, il contesto geopolitico rimane instabile: il summit si è svolto prima che ricominciassero i bombardamenti tra Stati Uniti e Iran, una dinamica che complica ulteriormente le valutazioni sulla stabilità futura. Rauti ha evidenziato come “viviamo un momento storico complesso, con molte dinamiche aperte anche nell’Indo-Pacifico”. La Nato ha davanti a sé l’esigenza di “ristabilire degli equilibri e di diventare più equilibrata nel rapporto tra il pilastro europeo e quello americano”.
Le prossime mosse saranno determinanti. L’Italia e gli altri alleati europei dovranno dimostrare capacità concrete e mantenere un ruolo centrale, soprattutto rispetto alle sfide del fianco sud dell’Alleanza. Allo stesso tempo, occorre osservare con attenzione come l’amministrazione americana evolverà il proprio approccio verso la Nato: i risultati positivi raggiunti ad Ankara potrebbero rivelarsi effimeri se le dinamiche internazionali subiranno ulteriori scosse.
