Mutrion, il ritorno di un’identità persa e la rinascita del cinema veneto
Un cortometraggio in concorso a Locarno racconta il fenomeno dei giovani veneti in fuga e la nuova ondata del cinema regionale.

Il cortometraggio Mutrion, in concorso al Festival di Locarno, racconta la storia di un giovane che torna a casa dopo anni di assenza, in un Veneto segnato da una fuga di cervelli e da una crisi socio-economica. L’opera, diretta da Marco Cavazzin, esprime una tensione tra l’abbandono e il desiderio di riconciliazione con un luogo che, pur essendo lontano, resta radicato nella memoria. Secondo il Cnel, tra il 2011 e il 2024 sono stati 55.832 under 34 a lasciare la regione, un dato che riflette una tendenza diffusa tra i giovani veneti. Il film, ambientato su un traghetto che porta a Santa Lia, si ispira a una leggenda locale, ma si concentra soprattutto su una relazione personale tra il protagonista e il suo vecchio amico, che ha scelto di rimanere a casa. La storia non è solo un racconto di distanza, ma anche di ritorno, di identità persa e di luoghi che diventano insieme familiari e estranei.
Una new wave del cinema veneto
Il successo di Le città di pianura, vincitore di 8 David di Donatello, ha spinto a parlare di una new wave veneta, un movimento cinematografico che si distingue per l’attenzione alle storie locali e alla rappresentazione di luoghi e culture specifici. Il cinema veneto, tradizionalmente associato a stereotipi come il “veneto tonto e imbriagon”, sta ora trovare nuove vie espressive, grazie a registi emergenti che sanno raccontare con freschezza e profondità. Il lavoro di Marco Cavazzin, supportato dalla produzione Etimo, è un esempio di questa evoluzione, che si nutre di una tensione tra fuga e ritorno, tra l’abbandono e la ricerca di radici.
Un’identità in movimento
Il protagonista di Mutrion, Marco, è un giovane che ha lasciato il Veneto per cercare un futuro migliore, ma si ritrova a dover affrontare le conseguenze di questa scelta. Il film non si limita a raccontare una storia personale, ma si pone in dialogo con un fenomeno più ampio: la fuga dei giovani da una regione in crisi. La scelta di ambientare la storia su un traghetto, simbolo di transito e di passaggio, riflette questa dualità. Il ritorno a casa non è solo un atto di nostalgia, ma anche una sfida, un tentativo di riconciliarsi con un luogo che ha perso parte della sua identità. Il film, con la sua narrazione intima e riflessiva, si pone come una voce nuova nel cinema regionale, che cerca di andare oltre gli stereotipi e di raccontare con verità.
Al di là del racconto personale, Mutrion è anche un esempio di come il cinema veneto possa trovare nuove vie espressive, grazie a registi che sanno sfruttare le peculiarità del territorio e delle sue tradizioni. La collaborazione con la Veneto Film Commission ha permesso di finanziare progetti che esplorano luoghi e culture locali, come The Gondolier o Astrea, che si ispirano a storie e leggende del Veneto. Questi film, pur diversi tra loro, condividono un’attenzione alla rappresentazione di un’identità in movimento, in cerca di una forma di riconciliazione con il passato.
Il successo di Mutrion e di altri progetti simili segna un’evoluzione del cinema veneto, che non si limita più a raccontare stereotipi, ma cerca di esprimere una realtà complessa e multiforme. Il lavoro di Marco Cavazzin, con la sua capacità di raccontare con empatia e profondità, rappresenta un passo avanti verso una nuova ondata cinematografica, che si nutre di una tensione tra fuga e ritorno, tra l’abbandono e la ricerca di radici.
