Moussa Sangare condannato all’ergastolo per l’omicidio di Sharon Verzeni
Bergamo, Moussa Sangare condannato all’ergastolo per l’omicidio di Sharon Verzeni. Confessione e prove inconfutabili.
Il 26 febbraio 2026, i giudici della Corte d’Assise di Bergamo hanno condannato all’ergastolo Moussa Sangare, 32 anni, per l’omicidio di Sharon Verzeni, una trentatreenne di Terno d’Isola. L’imputato, disoccupato con ambizioni da rapper, ha confessato di aver ucciso la vittima a coltellate per noia, un’azione che ha lasciato il dolore e la rabbia nella famiglia della donna. La sentenza, che riconosce tutte le aggravanti contestate dal pm, segna un momento di giustizia per la famiglia Verzeni, che ha espresso sollievo e dolore.
La confessione e le prove inconfutabili
Secondo il verbale dell’imputato, la notte del 30 luglio 2024, Sharon Verzeni camminava per le strade del paese, un’abitudine per tenersi in forma. Indossava cuffiette e guardava le stelle, come raccontato da Sangare. L’uomo, uscito di casa con quattro coltelli e l’“ossessione di uccidere qualcuno”, ha incrociato la giovane in via Castegnate. «La mia intenzione era ammazzarla, sentivo il mood», ha dichiarato nel primo interrogatorio, aggiungendo che dopo l’aggressione si sentiva “liberato da un peso”. Tuttavia, il processo ha rivelato una serie di versioni contraddittorie, tra cui l’affermazione di non aver ucciso Sharon, ma di averla vista litigare con un uomo.
Le telecamere hanno registrato un unico soggetto in bicicletta, senza alcun altro individuo presente. Il pm Emanuele Marchisio ha sottolineato che l’aggressione fu rapida e che l’imputato stesso ne ha ammesso la responsabilità. Inoltre, l’uomo ha tentato di occultare le tracce del crimine, modificando la bicicletta e tagliandosi i capelli. «Viene da dire solo vergogna per il suo comportamento», ha aggiunto Marchisio, sottolineando l’effetto distruttivo del delitto su una vita e una famiglia.
La difesa e la ricostruzione della vicenda
La difesa di Sangare, guidata dall’avvocata Tiziana Bacicca, ha avanzato l’assoluzione, ipotizzando che l’omicidio potesse essere avvenuto in due momenti diversi. Tuttavia, l’avvocato Luigi Scudieri, difensore di parte civile, ha espresso la sua convinzione: «Non è rimasto più alcun dubbio né sulla colpevolezza di Sangare, né nella ricostruzione della vicenda». La famiglia Verzeni, composta da Bruno Verzeni, Maria Teresa Previtali, i figli Melody e Cristopher, e il fidanzato Sergio Ruocco, ha espresso sollievo per la sentenza, ma anche dolore per la perdita della donna.
La famiglia ha espresso un mix di dolore e speranza, con un messaggio di affetto per Sharon. «Una ultima cosa la diciamo a Sharon: sarai sempre viva nei nostri cuori, con noi tutti i giorni», hanno detto i familiari, con un mix di dolore e speranza. La sentenza, che pone fine a un processo tormentato, rappresenta un passo avanti per la giustizia, ma anche un ricordo doloroso per chi ha perso una vita. Il caso di Sharon Verzeni rimane un esempio di come le prove e le confessioni possano portare alla verità, anche quando l’imputato cerca di negare la sua colpevolezza.
La sentenza ha riconosciuto tutte le aggravanti contestate dal pm, tra cui la premeditazione, i futili motivi e la minorata difesa. L’imputato, che ha affrontato il processo sbuffando alle parole del pm, giocherellando con la bottiglietta dell’acqua, ha lasciato l’aula in segno di protesta. La famiglia, pur non avendo ricevuto pentimento da parte di Sangare, ha espresso la sua fiducia nel sistema giudiziario e nella giustizia.
Il caso di Sharon Verzeni rappresenta un esempio di come le prove, anche quelle inconfutabili, possano portare alla verità, anche quando l’imputato cerca di negare la sua colpevolezza. La sentenza, che ha condannato Sangare all’ergastolo, è un momento di giustizia per la famiglia, ma anche un ricordo doloroso per chi ha perso una vita. La famiglia, con il dolore e la speranza, ha espresso il loro affetto per Sharon, che sarà sempre viva nei loro cuori.
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