Mario Roggero, parla la moglie Mariangela: le ultime ore e l’appello a Mattarella
La moglie del gioielliere condannato a 14 anni racconta gli ultimi momenti insieme. Appello al Capo dello Stato per la grazia mentre Meloni interviene sulla legittima difesa.

La moglie di Mario Roggero, Mariangela, rompe il silenzio e racconta gli ultimi istanti trascorsi accanto al marito prima dell’ingresso in carcere. La storia del gioielliere 72enne, condannato a quattordici anni e nove mesi per la morte di due rapinatori e il ferimento di un terzo, continua a dividere il paese tra chi vede nella sua azione un legittimo esercizio della difesa e chi ritiene la risposta sproporzionata. Nel mezzo, la famiglia che affida a Mattarella un ultimo disperato appello per una possibile grazia.
Il caso ha raggiunto l’epilogo giudiziario con una sentenza definitiva che chiude ogni strada nel sistema ordinario di ricorsi. Mario Roggero, accusato di aver ucciso due persone e ferito una terza durante un tentativo di rapina nella sua gioielleria, ha esaurito tutte le opzioni legali. La condanna è ormai irrevocabile, eppure la questione della proporzionalità della pena continua a alimentare il dibattito pubblico, tanto che anche figure di primo piano della politica nazionale si sono espresse sulla vicenda.
L’intervento di Meloni e il tema della legittima difesa
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affrontato pubblicamente il caso Roggero, sollevando il nodo cruciale della legittima difesa e del diritto di proteggere i propri beni e la propria incolumità. Secondo quanto riferito da Notizie.it, Meloni ha dichiarato di aver dato istruzioni affinché il ministro Nordio procedesse verso la valutazione di una eventuale concessione della grazia. Il tema della difesa legittima torna al centro della discussione politica nazionale, con implicazioni che vanno oltre il singolo caso e riguardano il modo in cui lo Stato intende tutelare i cittadini di fronte alle minacce dirette.
Anche Matteo Salvini si è mosso concretamente sulla questione, tornando al carcere di Bollate per il secondo giorno consecutivo, segnalando così l’attenzione del mondo politico verso il detenuto. Questi gesti, sebbene simbolici, riflettono una sensibilità diffusa rispetto a una condanna che una parte significativa dell’opinione pubblica e della classe politica considera spropositata.
Le ultimi ore e l’appello della famiglia
Nel racconto di Mariangela, moglie del gioielliere, emergono i dettagli intimi di quegli ultimi momenti insieme prima che Mario Roggero varchi i cancelli di una struttura carceraria dove trascorrerà ancora molti anni della sua vita. La famiglia chiede direttamente al presidente della Repubblica una valutazione per la concessione della grazia, unica strada rimasta percorribile quando tutti i ricorsi ordinari sono esauriti.

Il tema della proporzionalità della pena è stato affrontato anche da chi sostiene che lo stress, la paura e la rabbia provati durante la rapina non possono giustificare pienamente l’uccisione di chi ormai non rappresentava più un pericolo imminente. Questo argomento, pur ammettendo la comprensibilità della reazione umana di Roggero, introduce un elemento di valutazione morale che la sentenza ha incorporato nella sua determinazione. La legge italiana, come interpretata dalla magistratura in questo caso, ha ritenuto che la difesa abbia oltrepassato i limiti della proporzionalità, trasformando una legittima protezione in una risposta letale inaccettabile.
Mario Roggero, tramite i social media, ha affidato un ultimo messaggio ai cittadini: “Adesso sarete voi la mia voce”. Con questa frase, ha trasformato la sua condanna in un appello collettivo affinché la discussione sulla legittima difesa continui, affinché altri non si trovino nella sua stessa situazione e affinché lo Stato rifletta sulla protezione che accorda ai suoi cittadini quando sono vittime di crimini violenti.
La questione rimane aperta sul tavolo di Mattarella e delle istituzioni competenti. Una grazia presidenziale rappresenterebbe un gesto eccezionale, riservato a casi straordinari dove l’equità e la misericordia superano l’applicazione ristretta della legge. Nel caso di Roggero, il dibattito continua a gravitate attorno al valore della vita umana, ai limiti della legittima difesa e al ruolo dello Stato nel proteggere chi viene aggredito, senza tuttavia abdicare al principio che nessuna difesa può giustificare un eccesso di violenza. La famiglia, intanto, attende una risposta dalle sedi competenti.
