Libano abolisce pena di morte, è il primo paese arabo mediterraneo a farlo

Il Libano abolisce la pena di morte, diventando il primo paese arabo mediterraneo a farlo. Ue e Onu lodano la decisione.

Parlamento libanese vota l'abolizione della pena di morte, sostituita con ergastolo con lavori forzati
Parlamento libanese vota l’abolizione della pena di morte, sostituita con ergastolo con lavori forzati

Il Libano ha abolito la pena di morte, diventando il primo paese arabo mediterraneo a prendere questa decisione. La mossa, approvata con la maggioranza dei 128 membri dell’assemblea, ha ricevuto l’approvazione dell’Unione europea e delle Nazioni Unite, che hanno lodato il passo come un esempio per altri Paesi del Medio Oriente. La decisione, che sostituisce la pena di morte con l’ergastolo con i lavori forzati, segna un cambiamento significativo nel sistema giudiziario del paese, che ha visto una moratoria non ufficiale sulla pena capitale da 22 anni.

Un passo storico per i diritti umani

La decisione del parlamento libanese è stata definita “un passo storico per i diritti umani” e ha ricevuto l’approvazione di organizzazioni come Amnesty International. Secondo la Direzione delle carceri del ministero della Giustizia, alla fine del 2025 erano 85 i detenuti che rischiavano la pena di morte, ma nessuna condanna era mai stata eseguita. La maggioranza dei deputati ha votato a favore, a esclusione del blocco parlamentare di Hezbollah, che ha espresso opposizione, accusando il governo di voler fare un regalo agli Stati Uniti.

La mossa va contestualizzata all’interno della fase di transizione, di instabilità e di profonda crisi economica che il Libano vive da sette anni. La situazione è aggravata dalla guerra con Israele e dalle tensioni interne. Il governo, guidato dal primo ministro Nawaf Salam, sta cercando di mettere in campo riforme per riformare settori cruciali del Paese, come il settore bancario e finanziario, al fine di favorire gli investimenti internazionali e sbloccare gli aiuti di paesi come Francia e Stati Uniti. Tra i provvedimenti richiesti dai paesi occidentali donatori ci sono anche quelli per la tutela dei diritti umani e per garantire l’indipendenza della magistratura.

Un contrasto con i vicini

Intanto, se si guarda ai paesi vicini, Israele ha preso la direzione opposta: nemmeno sei mesi fa la Knesset ha dato il via libera alla legge che prevede la pena con impiccagione per i palestinesi condannati per terrorismo. La decisione del Libano, quindi, rappresenta un contrasto con la politica di alcuni Stati del Medio Oriente, ma anche un’opportunità per mostrare un diverso modello di governance e di rispetto per i diritti umani.

La decisione di archiviare definitivamente il ricorso al boia ha ricevuto il plauso dell’Unione europea, delle Nazioni Unite e delle storiche organizzazioni che si battono per i diritti umani e l’abolizione della pena capitale. “Dopo oltre due decenni senza esecuzioni, il passo odierno trasforma una precaria pausa nelle esecuzioni in una tutela legale duratura che difende il diritto alla vita e allinea il Libano alla tendenza globale verso l’abolizione”, ha dichiarato Heba Morayef, direttrice per il Medio Oriente e il Nord Africa di Amnesty International, citata da Al Jazeera.

L’abolizione della pena di morte in Libano è stata anche vista come un’occasione per rafforzare il ruolo del paese come pioniere nella regione per la tutela dei diritti umani. Il ministro della giustizia Adel Nassar ha sottolineato che l’abolizione non è sinonimo di clemenza per i crimini più gravi, ma che d’ora in poi i giudici non si troveranno davanti al “dilemma se porre fine a una vita o meno”. La decisione, quindi, non solo segna un cambiamento giuridico, ma anche un passo avanti nella costruzione di un sistema giudiziario più umano e rispettoso delle libertà individuali.