La legge elettorale, un altro fallimento del governo Meloni

Il governo Meloni presenta una legge elettorale che riduce il ruolo delle preferenze e suscita critiche per la sua complessità e incostituzionalità.

Un gruppo di deputati e attivisti protestano davanti al Senato contro la legge elettorale, con manifestazioni previste per il prossimo lunedì
Un gruppo di deputati e attivisti protestano davanti al Senato contro la legge elettorale, con manifestazioni previste per il prossimo lunedì

Il governo Meloni, noto per i suoi fallimenti sul fronte delle riforme, ha presentato un’altra misura che ha suscitato polemiche e preoccupazioni. La legge elettorale, approvata in via provvisoria, ha ridotto il ruolo delle preferenze e ha introdotto una serie di modifiche che hanno alimentato dubbi sulla sua costituzionalità. Secondo l’ex deputato di Azione Osvaldo Napoli, con la nuova legge elettorale soltanto il 20 per cento, e forse un po’ meno, saranno quelli eletti con le preferenze. Questo ha suscitato preoccupazioni tra le opposizioni e nel campo largo, che vedono in questa norma un tentativo di seminare scompiglio.

Un modello leaderistico senza passare per la Costituzione

La legge elettorale, realizzata a suon di forzature e improvvisazioni, ha creato un “premierato” senza modificare la Costituzione. Il sistema, che privilegia i leader e riduce il ruolo delle preferenze, ha suscitato critiche per la sua incostituzionalità. L’obiettivo del governo è quello di seminare scompiglio tra le opposizioni e nel costituendo campo largo, ma le reazioni sono state forti. L’assessore ai Grandi eventi di Roma, Alessandro Onorato, ha annunciato una manifestazione davanti al Senato per il prossimo lunedì, con l’appello a tutti i cittadini a rispettare le regole democratiche.

Un errore che si ripete: la soglia delle firme

La norma anti-cespugli, che non permetteva di contare le liste sotto il 3 per cento, è stata corretta con un errore ancora peggiore. La soglia per la raccolta delle firme è stata fissata a 6mila sottoscrizioni per collegio, un numero sproporzionato rispetto alle reali possibilità di raccolta. «Oggi vediamo il tributo che viene riconosciuto ad Emma Bonino, ma se Emma si fosse candidata e avesse voluto candidarsi tra qualche mese alle elezioni avrebbe dovuto raccogliere le firme», ha ricordato il segretario di +Europa, Riccardo Magi. Questo ha suscitato l’indignazione di diversi esponenti politici, tra cui il deputato di Alleanza verdi-sinistra Nicola Fratoianni, che ha definito la modifica «semplicemente scandalosa».

Il partito Patto per il Nord, i leghisti della prima ora, ha lanciato un appello al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per un intervento contro questa misura. «La smettano quindi di parlare di autonomia, di territori, di popolo sovrano. L’abnorme numero di firme richieste per presentare le liste e il fatto che non possano neppure essere raccolte in modalità digitale è una ferita alla democrazia», ha detto il partito. La situazione è diventata sempre più complessa, con il rischio di ulteriori conflitti e mobilitazioni.

Il governo, con il suo approccio improvvisato e manovrato, continua a mettere in discussione la democrazia italiana. La legge elettorale, sebbene non abbia portato una rivoluzione, ha introdotto un modello leaderistico che privilegia i nomi e riduce il ruolo delle preferenze. La maggioranza ha conservato le “preferenze invisibili”, bocciando la reintroduzione tout court delle preferenze, proposta dalle opposizioni. La situazione, come ha ricordato Osvaldo Napoli, ha ridotto il ruolo delle preferenze a un minimo, con conseguenze significative per il sistema democratico italiano.