Katy Perry contro Trump per l’uso non autorizzato di “Firework” in video di guerra

Katy Perry critica la Casa Bianca per aver utilizzato senza permesso la sua canzone “Firework” in un video su TikTok che mostra attacchi militari in Iran. L’artista: “Non autorizzato, la mia musica unisce, non celebra la guerra”.

Cantante di spalle davanti a uno schermo, casa bianca di sfondo, simboli di musica e conflitto
Cantante di spalle davanti a uno schermo, casa bianca di sfondo, simboli di musica e…

Katy Perry ha pubblicamente criticato la Casa Bianca e Donald Trump sabato per aver utilizzato senza autorizzazione la sua celebre canzone “Firework” in un video diffuso su TikTok che mostra bombardamenti degli Stati Uniti durante l’escalation della guerra con l’Iran. Come riferisce agi.it, l’artista statunitense ha espresso la sua indignazione attraverso un post su X, ribadendo che non ha concesso il permesso per l’utilizzo della sua musica e non lo approva.

Nel suo intervento su X, Perry ha sottolineato una linea chiara tra i suoi valori artistici e l’utilizzo della canzone in questione. “La mia musica serve a unire le persone, non a celebrare la guerra”, ha affermato l’interprete, evidenziando come il video della Casa Bianca contraddicesse completamente il messaggio originale del brano. Perry ha spiegato di aver scritto “Firework” come inno di speranza, guarigione e forza interiore per chi attraversa momenti difficili nella vita personale.

Il video in questione, pubblicato giovedì dalla Casa Bianca sul suo account TikTok ufficiale, ha una durata di otto secondi e mostra attacchi dell’esercito statunitense nel contesto dell’escalation della guerra con l’Iran. Secondo agi.it, la Casa Bianca aveva accompagnato il contenuto con la frase “L’Iran ha ricevuto avvertimenti” e un’emoji di fuochi d’artificio, sfruttando il titolo stesso della canzone del 2010 di Perry, che paragona il bagliore dei fuochi d’artificio a quello della luna. Fino alla mattina di sabato, il video manteneva ancora la traccia sonora della cantante.

Un problema ricorrente per Trump

La protesta di Perry rappresenta l’ultimo episodio di una serie più ampia di controversie riguardanti l’uso non autorizzato di brani musicali da parte di Trump e del suo team. Come riferisce adnkronos.com, altri artisti di rilievo internazionale hanno già criticato il presidente per violazioni simili dei diritti sulla musica. Tra i musicisti che hanno protestato figurano ABBA, Beyoncé e Céline Dion, che hanno tutti espresso il loro disapprovamento per l’impiego non autorizzato dei loro brani in contesti legati alle campagne politiche di Trump.

Particolarmente significativa è la reazione di Sabrina Carpenter, che ha definito “malvagio e sgradevole” l’uso della sua canzone “Juno” in un video sui raid contro i migranti diffuso dall’account della Casa Bianca. Questa scena ripetuta di conflitti tra Trump e artisti rinomati mette in luce un comportamento che genera tensioni ricorrenti nel rapporto tra il presidente e la comunità musicale internazionale, sollevando questioni fondamentali sui diritti d’autore e il controllo dell’uso commerciale e politico delle opere creative.

Il contesto politico dietro la controversia

La pubblicazione del video con “Firework” avviene in un momento cruciale delle relazioni tra Stati Uniti e Iran. Trump aveva annullato il memorandum d’intesa che egli stesso aveva sottoscritto a giugno per un cessate il fuoco, determinando un’escalation significativa dei conflitti militari nella regione. Il ricorso alla musica di celebri cantanti per accompagnare contenuti che promuovono azioni belliche rappresenta una strategia di comunicazione che Perry e altri artisti considerano eticamente inaccettabile.

La questione travalica il semplice aspetto legale del copyright. Perry ha enfatizzato come il suo brano incarni valori di speranza e resilienza personale, in netto contrasto con la rappresentazione visiva e simbolica della guerra. Utilizzare una canzone scritta per ispirare e guarire come colonna sonora di attacchi militari rappresenta, dal punto di vista dell’artista, un tradimento del significato intrinseco dell’opera e una distorsione dei suoi intenti originali.

La vicenda mette in evidenza come i social media, in particolare TikTok, siano diventati piattaforme centrali nella comunicazione politica istituzionale, con implicazioni che riguardano sia i diritti dei creatori che il significato culturale e simbolico dei contenuti distribuiti. La persistenza di simili episodi suggerisce una necessità di chiarimenti più stringenti sui protocolli di utilizzo della musica altrui in contesti pubblici e istituzionali.