Hasan Piker, il portavoce dei socialisti USA tra follower e polemiche

Hasan Piker, influencer e portavoce dei socialisti Usa, incarna un mix di follower e polemiche nel dibattito politico.

Hasan Piker, influencer Usa, parla in un comizio durante le primarie democratiche, con un pubblico di follower
Hasan Piker, influencer Usa, parla in un comizio durante le primarie democratiche, con un pubblico di follower

Hasan Piker, 35 anni, influencer e portavoce dei socialisti USA, ha conquistato milioni di follower su Twitch, diventando un punto di riferimento per la sinistra progressista. La sua carriera, però, è accompagnata da accuse di antisemitismo e polemiche per le sue posizioni radicali. Piker, nato nel New Jersey e cresciuto a Istanbul, è nipote di Cenk Uygur, fondatore del network progressista The Young Turks (Tyt), dove ha iniziato a lavorare da stagista dopo la laurea in Scienze politiche a Rutgers. Ha lasciato Tyt nel 2020 per dedicarsi allo streaming, una piattaforma originariamente rivolta ai gamer, ma presto utilizzata anche per la politica. Il suo canale, HasanAbi, ha superato i tre milioni di follower e si colloca tra i più seguiti della piattaforma.

Un portavoce per la sinistra radicalizzata

Piker ha una lunga storia di dichiarazioni radicali, che lo hanno portato ai margini del dibattito progressista rispettabile. Nel 2019 ha detto che l’America «s’è cercata» l’11 settembre, frase su cui è tornato più volte senza mai rinnegarne la sostanza. Dopo il 7 ottobre 2023 ha affermato che Hamas è «mille volte meglio» di Israele, e al podcast Pod Save America ha dichiarato che avrebbe «votato per Hamas piuttosto che per Israele, tutta la vita». Le sue posizioni antisraeliane si sono arricchite nel tempo di formule sempre più nette. Ha definito il sionismo una «ideologia sterminatrice» e ha descritto lo Stato israeliano come «genocida», paragonandolo più volte, nella sostanza, al nazismo.

Le accuse di antisemitismo si sono intensificate con episodi minori, come una battuta sugli ebrei ortodossi definiti «consanguinei», per cui si è scusato, e un’espressione avventata su presunte affinità fra vittime dell’Olocausto e giovani streamer filo-Houthi. Nel Regno Unito le autorità gli hanno negato l’ingresso insieme allo zio Cenk Uygur, provvedimento che i due hanno attribuito alle loro posizioni critiche su Israele. Queste dichiarazioni lo hanno spinto a essere visto come un personaggio controverso.

Un rischio per l’establishment

Piker, però, è visto come un interprete della carica rivoluzionaria con cui la nuova generazione di candidati socialisti mette pressione alla vecchia struttura del partito. La sua influenza è riconosciuta anche da candidati come Francesca Hong, deputata statale ed esponente dei Democratic Socialists of America, che ha ospitato Piker due volte. «Siamo nella repubblica popolare del Wisconsin, cuore dello storico movimento socialista americano», ha detto Piker dal palco. La sua vicinanza ha reso il dibattito più acceso e polarizzato.

Per l’establishment democratico, resta aperta la domanda se normalizzare Piker non finisca per legittimare, insieme al suo pubblico, anche il repertorio più incendiario delle sue idee. La sua carriera, però, è accompagnata da accuse di antisemitismo e polemiche per le sue posizioni radicali. Le milionate di follower che Piker porta alla causa valgono più del rischio reputazionale che la sua vicinanza comporta.