Famiglia friulana bloccata in Kenya per sciopero aeroportuale: «Non sappiamo quando torneremo»
Famiglia friulana bloccata in Kenya per sciopero aeroportuale, incertezza sul rientro.

Una famiglia friulana è rimasta bloccata in Kenya da due giorni a causa dello sciopero del personale aeroportuale, che ha paralizzato il traffico aereo del Paese. La famiglia, composta da due genitori e tre figli, si trova in attesa di un volo di ritorno a casa senza una data certa. La situazione, descritta come un incubo, ha reso il viaggio di ritorno dopo una vacanza in Kenya un’esperienza estremamente stressante. La famiglia, residente a Moruzzo, si trova a Nairobi, dove è stata trasferita in hotel dopo essere stata bloccata all’aeroporto. «Non sappiamo quando torneremo», ha detto Kristina Peres, 46 anni, madre dei tre figli.
Il piano di viaggio interrotto
Il viaggio di ritorno era previsto per la notte tra domenica e lunedì, dopo quattro giorni di safari al Masai Mara e alcuni giorni a Diani Beach. La famiglia aveva programmato un itinerario che prevedeva un volo da Diani a Nairobi, poi da Nairobi a Istanbul e infine da Istanbul a Venezia. Tuttavia, lo sciopero ha causato ritardi e cancellazioni di voli, costringendo la famiglia a modificare i piani. «Ci hanno portato in autobus, organizzato dalla compagnia, da Diani a Mombasa», ha spiegato Kristina. Una volta arrivati in aeroporto, però, la situazione era già compromessa. Il gruppo è stato imbarcato su un volo diretto a Nairobi, dove avrebbe dovuto prendere la coincidenza internazionale per Istanbul. Ma anche quel collegamento è rimasto coinvolto nella paralisi degli aeroporti keniani.
La preoccupazione per il calendario scolastico
La famiglia deve fare i conti anche con l’incertezza sul calendario scolastico. Il ragazzo di 16 anni studia a Londra e dovrebbe iniziare le lezioni il 3 settembre. Le due figlie più giovani, di 11 e 14 anni, inizieranno invece la scuola nei giorni successivi. «Una corsa contro il tempo che rende ancora più pesante l’incertezza sul rientro», ha commentato Kristina. La situazione non riguarda solo la famiglia friulana, ma migliaia di passeggeri bloccati o con ritardi. «Non abbiamo visto altri corregionali, ma alcuni italiani sì», ha raccontato la donna. La preoccupazione è che la situazione potrebbe non risolversi presto.
Lo sciopero, iniziato domenica 30 agosto, coinvolge il personale della Kenya Civil Aviation Authority, della Kenya Airports Authority e della compagnia Jambojet. Le proteste sono legate a rivendicazioni di miglioramento delle condizioni di lavoro e questioni salariali. Il governo e i rappresentanti sindacali hanno già avviato un confronto, ma non è ancora arrivata una soluzione. Kristina ha cercato assistenza attraverso i canali diplomatici italiani, ma non ha ricevuto risposte. «L’ambasciata italiana a Nairobi, al numero ufficiale indicato sul sito, non rispondeva», ha raccontato. A quel punto ha contattato l’Unità di crisi della Farnesina, dove «sono stati molto gentili» e ha ricevuto indicazioni e il numero per le emergenze dell’ambasciata italiana in Kenya, attivo nella fascia oraria dalle 16 alle 21. «Stiamo chiamando ripetutamente – faceva sapere la donna ieri, proprio in quella fascia oraria -, ma nessuno risponde».
La famiglia, intanto, si trova in attesa di una comunicazione definitiva, con valigie pronte e un’incertezza che si protrae da giorni. La situazione, pur non essendo unica, rappresenta un esempio di come lo sciopero aeroportuale possa influire su migliaia di persone, bloccando non solo i viaggi, ma anche le attività quotidiane e i piani di vita. La famiglia friulana, come tante altre, attende con ansia una soluzione al problema che ha interrotto il loro viaggio di ritorno.
