Una famiglia in cerca di speranza, in un viaggio senza fine. Indagini su messaggi, contatti e telefonate

Una famiglia romana si è gettata nel vuoto dopo anni di fatica e speranze. Indagini su messaggi, contatti e telefonate.

Una famiglia romana si è gettata nel vuoto dopo anni di fatica e speranze. Indagini su messaggi, contatti e telefonate
Una famiglia romana si è gettata nel vuoto dopo anni di fatica e speranze. Indagini su messaggi, contatti e telefonate

Una famiglia romana si è gettata nel vuoto dopo anni di fatica, speranze e una malattia che ha sconvolto la loro vita. Lunedì, in via dell’Antracite a Pietralata, sono stati trovati morti Luca Abbasciano, 42 anni, la moglie Valentina Pambianco, 41, la loro figlia Bianca, cinque anni, e il cane di famiglia. Nessun dubbio sull’ipotesi di un omicidio-suicidio, ma gli inquirenti cercano di capire se le speranze di un trattamento in Messico per la bimba siano state alimentate. La famiglia aveva speso almeno 300mila euro per tre viaggi in Messico, cercando una cura impossibile per una bambina con paralisi cerebrale, gravi problemi motori e cognitivi, e epilessia.

Una vita schiacciata dalla malattia e dalla speranza

La vita della famiglia Abbasciano era diventata un susseguirsi di terapie, visite, ricoveri e spostamenti nei centri specializzati. La bambina, nata prematura e con condizioni gravi, aveva bisogno di assistenza costante. La madre, Valentina, aveva lasciato il lavoro per dedicarsi alla figlia, mentre Luca, tecnico informatico, aveva iniziato a lavorare in smart working. La speranza, però, non sembrava spegnersi. La famiglia aveva trovato una via d’uscita in un trattamento sperimentale in Messico, promosso da un neuroscienziato locale. La speranza era diventata una fiamma che li aveva spinti a viaggiare, spendere risparmi e aiuti di amici, senza ricorrere a raccolte fondi pubbliche. La bimba aveva una paralisi cerebrale, gravi problemi motori e cognitivi e soffriva di epilessia. La sua condizione era apparsa subito molto grave, e i medici avevano prospettato ai genitori una situazione estremamente difficile. La madre, raccontano gli amici, non riusciva a darsi pace per le condizioni della figlia. Si chiedeva cosa fosse successo durante il parto e perché, durante la gravidanza, non ci fossero stati segnali che facessero prevedere una situazione così drammatica.

Un’ipotesi di cura non verificata

Il trattamento proposto in Messico, basato su radiofrequenze e campi elettromagnetici, non aveva ottenuto l’approvazione della Food and Drug Administration statunitense. La comunità scientifica ha espresso dubbi sull’efficacia. Tuttavia, per Luca e Valentina, quella possibilità era diventata una speranza concreta. I genitori avevano percepito un miglioramento nelle condizioni della bambina, ma ogni ritorno a Roma li aveva riportati alla realtà quotidiana. La speranza, però, non sembrava spegnersi. Anzi, proprio la convinzione che potesse esistere una possibilità di miglioramento avrebbe spinto i genitori a cercare nuove risorse per un altro viaggio.

La famiglia aveva speso almeno 300mila euro per tre viaggi in Messico. Gli inquirenti stanno esaminando i messaggi, le telefonate e i contatti della famiglia, per capire a chi si fossero rivolti e quali speranze avessero riposto. Gli inquirenti cercano di chiarire se qualcuno avesse alimentato aspettative considerate irrealistiche. La famiglia era conosciuta dai servizi sociali, e il presidente del IV Municipio, Massimiliano Umberti, ha descritto la famiglia come “normale, persone perbene”. La tragedia ha riacceso il dibattito sull’assistenza alle famiglie che si prendono cura di persone con disabilità gravi.

La tragedia ha suscitato un dibattito su come supportare le famiglie che si prendono cura di persone con disabilità gravi. L’associazione Caregiver familiari uniti ha chiesto al Parlamento di intervenire con una legge nazionale sul caregiver familiare, sottolineando il peso dell’assistenza quotidiana e il rischio che le famiglie rimangano sole. Anche esponenti politici hanno sollecitato un intervento legislativo. Il cardinale vicario di Roma, Baldo Reina, ha parlato della sofferenza che può rimanere invisibile dietro le porte delle case e della necessità di rafforzare la prossimità e la capacità della comunità di accorgersi di chi è in difficoltà.

La famiglia, con la sua storia di fatica, speranza e disperazione, ha lasciato un segno profondo. Le indagini proseguono, ma la verità resterà sempre dentro le parole lasciate dai genitori, che hanno scritto: “Vivere con una bambina disabile è difficile. Da soli non ce la facciamo più”. Una frase che potrebbe aiutare a comprendere lo stato d’animo della coppia, ma non spiega la tragedia. Gli inquirenti dovranno stabilire quale fosse la situazione concreta della famiglia nelle ultime settimane e quali fattori abbiano contribuito alla decisione finale.