A due anni dall’omicidio di Sharon Verzeni, Moussa Sangare presenta l’appello contro l’ergastolo: “Sono solo un testimone”

Moussa Sangare, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Sharon Verzeni, presenta un ricorso in appello dopo due anni, sostenendo di essere stato solo un testimone.

Due anni dopo l’omicidio, Sangare chiede di essere riconosciuto come testimone

A due anni esatti dall’omicidio di Sharon Verzeni, Moussa Sangare, condannato all’ergastolo per l’aggressione mortale, ha depositato un ricorso in appello per ribaltare la sentenza della Corte d’Assise di Bergamo. L’uomo, detenuto a San Vittore, sostiene di essere stato solo un testimone dell’agguato e non l’autore dell’omicidio. La difesa, guidata dall’avvocato Tiziana Bacicca, ha presentato un ricorso di 80 pagine, supportato da due consulenze, tra cui quella di un medico legale e un biologo forense. La tesi sostenuta è che le confessioni dell’imputato siano state “estorte” e non attendibili.

La difesa sostiene che le confessioni siano state influenzate e non attendibili.

Le indagini e la confessione ritrattata

Il delitto di Sharon Verzeni, avvenuto la notte tra il 29 e il 30 luglio 2024 a Terno d’Isola, ha scosso l’opinione pubblica. L’uomo, all’epoca 33enne, fu identificato grazie a un mese di indagini condotte dai carabinieri del nucleo investigativo di Bergamo, coordinati dal pm Emanuele Marchisio. Le telecamere avevano ripreso l’ombra in bicicletta che si allontanava dopo l’aggressione. Sangare, però, aveva confessato di aver agito per “la noia e il desiderio di adrenalina”, una motivazione che i giudici avevano considerato determinante per la condanna all’ergastolo.

Le confessioni dell’imputato sono state ritrattate durante il processo.

La ricostruzione alternativa avanzata dalla difesa suggerisce che il delitto sarebbe avvenuto in due fasi, con due armi e forse da due persone diverse. La telefonata disperata della vittima al 118, fatta tra la prima coltellata e i colpi letali alla schiena, potrebbe indicare una dinamica diversa da quella accertata. La difesa cerca di dimostrare che le prove raccolte durante le indagini non sono sufficienti a sostenere la condanna.

La famiglia di Sharon Verzeni ha espresso preoccupazione per l’appello. Il legale di parte civile, Luigi Scudieri, ha sottolineato che “tutte le prove dicono che Moussa Sangare è l’assassino di Sharon Verzeni, mentre qualunque altra ricostruzione dei fatti, alternativa alla sentenza, è una congettura”. Il riferimento è alle telecamere che immortalano l’uomo in bicicletta poco dopo l’omicidio e alla traccia di DNA misto di vittima e Sangare trovata sulla canna della bicicletta. La difesa dovrà dimostrare che queste prove non sono conclusive e che la sentenza non è giusta.

La sentenza di primo grado, che ha condannato Sangare all’ergastolo, è stata basata su un “compendio probatorio d’accusa” considerato univoco e coerente. La difesa, però, sostiene che le confessioni dell’imputato siano state influenzate e non attendibili. Il processo di appello potrebbe concludersi nel 2027, dopo un’ulteriore valutazione delle prove e delle dichiarazioni. La famiglia della vittima, intanto, attende con preoccupazione il verdetto finale, sperando che la verità sia pienamente riconosciuta.