Una donna licenziata per fare la mamma racconta la sua storia: «Non volevo smettere di lavorare»
Una donna licenziata per fare la mamma racconta la sua storia e chiede cambiamenti nella conciliazione lavoro-famiglia.

Una donna licenziata per fare la mamma racconta la sua storia: «Avevo chiesto un part time temporaneo, pensavo che una dirigente con tre figli mi avrebbe capita». Beatrice Baratto, 33 anni, laureata in Lingue, ha lasciato un’azienda del Montebellunese dopo sette anni di lavoro nell’ufficio commerciale. La decisione non è stata facile, ma la donna ha deciso di prendere il coraggio a due mani e raccontare la sua esperienza pubblicamente, sperando di aiutare altre donne in situazioni simili.
Una richiesta di conciliazione rifiutata
Dopo la nascita di Riccardo, a gennaio, Beatrice ha proposto alla sua azienda un orario diverso: tre giorni a settimana con sei ore continuative e due a tempo pieno. L’obiettivo era riuscire a prendere suo figlio al nido. «Esattamente. Avevo cercato di organizzarmi anche con mio marito proprio per garantire due giornate intere in azienda», spiega. Non stavo chiedendo di lavorare meno per sempre, ma solo per un periodo. La donna aveva la speranza che la sua richiesta fosse accettata, soprattutto visto che era una dirigente con tre figli. Invece, il rifiuto è arrivato proprio da una donna, madre di tre figli.
Un rifiuto che ha cambiato la vita
«Sì. All’inizio mi ero detta che lei, visto il contesto, avrebbe potuto capire la mia situazione anche un po’ meglio di altri. Purtroppo non è andato in questo modo. Così ho presentato le dimissioni, cosa che non avrei mai voluto fare», racconta Beatrice. L’esperienza ha lasciato un segno profondo. «È stata la cosa che mi ha fatto più male. Io non avevo affatto chiesto di smettere di lavorare, ma solamente una soluzione temporanea, una riorganizzazione dell’orario, che mi permettesse di continuare a essere una lavoratrice e, allo stesso tempo, una madre». La donna ha anche rivolto la sua richiesta alla consigliera di parità della provincia di Treviso, ma non ha ricevuto risposta.
La notizia ha fatto il giro dei social, con molti messaggi di sostegno e solidarietà. «Moltissimi. Anche molti di più di quello che mi aspettavo, davvero. La notizia è rimbalzata ovunque», racconta Beatrice. «Così, oltre alle persone che mi sono vicine, sono stata contattata anche da altre donne, che non conoscevo. Si sono riviste nella mia storia. Mi hanno cercato nei social. E mi hanno chiesto di fare una chiacchierata con loro». La donna ha anche ricevuto un messaggio di sostegno da un parroco del Duomo di Montebelluna, che ha espresso la sua solidarietà e chiesto a chi è responsabile di cambiare visione.
Un futuro in cerca di nuove opportunità
Beatrice, che ora sta studiando, ha chiaro il suo obiettivo: entrare nella classe di concorso per l’insegnamento. «Al momento sto studiando. Dopo la laurea triennale in Lingue, mi sono iscritta a una magistrale. L’obiettivo è entrare nella classe di concorso per accedere all’insegnamento: mi piacerebbe riuscire a lavorare nella scuola», spiega. Non tornerò a lavorare nell’azienda da cui sono licenziata, dopo come sono stata trattata. La donna spera che la sua storia possa aiutare altre donne a non rimanere invisibili nel lavoro, ma a trovare soluzioni per conciliare lavoro e famiglia.
