Il Dna e l’omicidio di Yara Gambirasio: il caso Bossetti e le prove che lo condannarono

Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, è al centro di un processo basato su prove Dna e contestazioni sull’alibi.

Il 16 giugno 2014, con un prelievo a sorpresa, il Dna di Massimo Bossetti è stato confrontato con quello rinvenuto sugli indumenti di Yara Gambirasio, risultando perfettamente compatibile. Questa prova, considerata “regina” dagli inquirenti, è il pilastro attorno al quale ha ruotato tutta l’accusa e che ha portato alla condanna definitiva all’ergastolo. Bossetti, 44 anni, muratore di Mapello, è stato arrestato in quel periodo e incensurato. La sua condanna è basata principalmente sull’analisi del Dna, che ha rivelato una traccia genetica maschile isolata dai leggings di Yara.

Il Dna e la ricerca genealogica

Da quel frammento, ridotto all’essenziale, gli specialisti del Ris dei Carabinieri sono riusciti a ricostruire un profilo completo: quello di “Ignoto 1”, l’uomo ritenuto l’unico riconducibile all’assassino. Nonostante migliaia di confronti andati a vuoto nella zona di Brembate, la svolta avviene solo analizzando il Dna di Damiano Guerinoni, parzialmente compatibile con Ignoto 1. Gli investigatori allargano allora la ricerca genealogica e scoprono che Giuseppe Guerinoni, autista di pullman morto nel 1999, è il padre biologico dell’individuo misterioso.

Una scoperta che costringe gli inquirenti a riesumare il corpo di Guerinoni e a cercare tra le donne della Val Seriana una madre compatibile. Dopo un imponente screening genetico su oltre 20.000 donne e 25.000 prelievi di Dna, l’attenzione si concentra su Ester Arzuffi, madre di Massimo Bossetti. L’analisi conferma che il muratore di Mapello è figlio biologico di Guerinoni, e il suo profilo coincide perfettamente con quello di Ignoto 1. Questo collegamento ha reso il Dna di Bossetti un elemento chiave per l’accusa, che ha sostenuto la sua colpevolezza.

Il falso alibi e le contestazioni

Il falso alibi, un elemento contestato nel processo, ha giocato un ruolo cruciale nel dibattito tra difesa e accusa. Mentre il Dna ha fornito una prova tangibile, l’alibi ha suscitato dubbi e contestazioni. La condanna definitiva di Bossetti, basata principalmente sull’analisi del Dna, ha segnato un momento drammatico per la famiglia Gambirasio e per la comunità locale. Il caso di Yara Gambirasio rimane un esempio di come le prove scientifiche possano influenzare profondamente il destino di un individuo.

La condanna di Bossetti, avvenuta dopo un lungo processo, ha posto in evidenza le limitazioni e le potenzialità delle analisi genetiche nel contesto giudiziario. Il Dna ha fornito una prova irrefutabile, ma non ha eliminato ogni dubbio sull’identità dell’assassino. Il caso ha suscitato dibattiti su come le prove scientifiche siano utilizzate e interpretate nel sistema giudiziario. La vita di Bossetti, condannato all’ergastolo, è diventata un simbolo di un processo basato su evidenze, ma non sempre su certezze.