Delmastro, la giunta della Camera blocca il sequestro delle chat con Caroccia

La Giunta per le autorizzazioni della Camera nega ai pm il sequestro delle conversazioni tra il deputato Fdi Delmastro e il ristoratore Caroccia. La decisione passa ora all’Aula.

Aula della Camera dei deputati con banchi vuoti, tavolo della giunta, scrivania presidenziale illuminata
Aula della Camera dei deputati con banchi vuoti, tavolo della giunta, scrivania…

La Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ha respinto la richiesta della Procura di Roma di acquisire le conversazioni via chat tra il deputato Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia. Il voto della commissione ha rappresentato un ostacolo importante alla prosecuzione dell’indagine dei magistrati, bloccando l’accesso a uno strumento ritenuto cruciale per l’inchiesta. Tuttavia, la vicenda non si conclude qui: secondo le procedure parlamentari, la questione passerà ora all’Aula di Montecitorio, dove avverrà il giudizio definitivo sulla legittimità della richiesta.

Lo stop della giunta alle acquisizioni richieste

La Giunta per le autorizzazioni ha detto no ai pubblici ministeri che chiedevano di acquisire le chat scambiate tra Delmastro e Caroccia, entrambi coinvolti nei contatti relativi a Bisteccheria d’Italia. La decisione della commissione interna della Camera costituisce un freno amministrativo alla prosecuzione degli accertamenti, anche se non rappresenta ancora una sentenza definitiva sulla questione. La giunta ha valutato la richiesta secondo criteri di tutela che coinvolgono i privilegi e le garanzie previste per i parlamentari durante l’esercizio delle loro funzioni.

Il rifiuto opposto dalla commissione riflette una linea conservativa rispetto alle comunicazioni private dei deputati. Come riferisce editorialedomani.it, la giunta ha scelto di eretta una barriera rispetto al reperimento di materiale relativo alle conversazioni tra Delmastro e il ristoratore, indipendentemente dal contenuto specifico che i magistrati intendevano acquisire. Questo tipo di decisione non è rara nel contesto delle procedure di autorizzazione a procedere contro gli onorevoli.

Il trasferimento della pratica all’Aula

La pratica non si ferma al verdetto della giunta: il parere negativo della commissione viene ora sottoposto al giudizio dell’intera Aula di Montecitorio, dove tutti i deputati potranno valutare nuovamente la questione. Questo passaggio rappresenta uno step successivo obbligatorio nel procedimento di autorizzazione a procedere contro un membro del Parlamento. L’Aula emetterà quindi il verdetto definitivo sulla richiesta della Procura di Roma, potendo confermare la decisione della giunta oppure ribaltarla con un nuovo voto.

Le procedure parlamentari per l’autorizzazione a procedere contro i deputati prevedono appunto questo doppio livello di controllo, che combina il giudizio iniziale della giunta specializzata e il successivo pronunciamento dell’assemblea plenaria. Secondo ilfattoquotidiano.it, questo sistema è concepito per garantire una valutazione ponderata delle richieste dei magistrati, bilanciando l’esigenza di giustizia con la tutela dell’esercizio parlamentare.

La decisione definitiva dell’Aula potrà quindi incidere significativamente sulla continuazione dell’inchiesta: qualora i deputati votassero contrariamente alla giunta, i magistrati avrebbero la possibilità di acquisire le chat richieste. Al contrario, se l’assemblea confermasse il diniego della commissione, tale strada investigativa resterebbe preclusa ai pm della Procura capitolina. I tempi per la votazione in Aula non sono ancora stati comunicati ufficialmente.