Decreto Calderoli sulla montagna, sindaci di Treia e altri Comuni esprimono forte opposizione
Sindaci di Comuni montani esprimono forte opposizione al Decreto Calderoli, che ha ridisegnato i confini e ha causato preoccupazioni per la sanità, l’agricoltura e l’istruzione.

Il Decreto Calderoli sulla definizione dei Comuni montani ha suscitato forte opposizione tra i sindaci di aree interne, tra cui Treia, dove si è registrata una posizione di compatta opposizione. Mentre fuori dal palazzo si rassicurava sulla possibilità di una revisione, il decreto è stato già firmato, causando preoccupazioni per l’impatto su scuola, sanità e agricoltura. La legge, che ha ridisegnato i confini, ha suscitato critiche per la sua mancanza di considerazione delle esigenze reali dei territori montani.
Disapprovazione per una legge vista come taglio indiscriminato
Il sindaco di Treia, Franco Capponi, ha espresso un forte dissenso nei confronti della legge, definendola non una riforma ma un taglio indiscriminato. «Sono in totale dissenso a quella che trovo essere non una riforma, ma un taglio indiscriminato, senza senso, una speculazione elettorale a favore di logiche politiche del Nord Italia che non ci riguardano», ha detto Andrea Mozzoni, consigliere di Fratelli d’Italia. La legge, che porta il nome di un politico, Calderoli, figlio di una Lega che puntava a spaccare l’Italia, è vista come una scelta politica che non tiene conto delle specificità dei Comuni montani.
La firma del decreto ha causato un’onere significativo per i territori esclusi. La logica della scure e del righello, che ha prevalso a Roma, determinerà nel concreto la chiusura delle piccole scuole delle aree interne, la perdita di posti di lavoro in agricoltura, una ulteriore riduzione dei servizi sanitari sul territorio. La legge ha anche portato a un aumento dell’Imu sui terreni agricoli, un onere che molti piccoli coltivatori non potranno sostenere.
Impatto concreto e reazioni dei sindaci
La reazione dei sindaci è stata forte e unita. «Oggi quell’agevolazione, seppur minima, è stata annullata in 29 Comuni marchigiani, di cui molti in situazione socio-economica peggiore di quella di Treia, e in altri quasi 700 Comuni italiani», ha detto Capponi. I sindaci, pronti a innescare una reazione, hanno espresso la volontà di riaprire il dibattito. «Ora riapriremo il dibattito perché il Decreto Calderoli sulla montagna è semplicemente inaccettabile», ha concluso Capponi, sottolineando l’importanza di difendere i Comuni montani come presidio del territorio e come base per la sicurezza ambientale, l’agricoltura e la qualità della vita.
La legge ha cancellato i fondi di sostegno per le politiche comunitarie. Tra i fondi persi, ci sono quelli per la natalità, l’acquisto della prima casa e la ristrutturazione. Inoltre, sono stati eliminati i bonus per le giovani coppie che scelgono di vivere in piccoli centri montani. La mancanza di misure compensative ha causato preoccupazioni tra i sindaci, che vedono nella legge una scelta politica che non tiene conto delle esigenze reali dei territori montani. La legge, che ha ridisegnato i confini dei Comuni montani, ha suscitato preoccupazioni per l’impatto su scuola, sanità e agricoltura. I sindaci, tra cui Franco Capponi, hanno espresso un forte dissenso, vedendo nella legge una scelta politica che non tiene conto delle esigenze reali dei territori montani. La firma del decreto, avvenuta senza consultazione, ha causato una reazione forte e unita, con l’obiettivo di riaprire il dibattito e proteggere i Comuni montani.
