Cinzia Dal Pino condannata per omicidio: la Corte riconosce lucidità e consapevolezza

Cinzia Dal Pino condannata a 18 anni per omicidio: Corte riconosce lucidità e consapevolezza

Un Suv investe un uomo, il corpo rimane a terra, la donna si allontana senza chiamare i soccorsi
Un Suv investe un uomo, il corpo rimane a terra, la donna si allontana senza chiamare i soccorsi

Cinzia Dal Pino, imprenditrice balneare di 66 anni, è stata condannata a 18 anni di carcere per aver ucciso un ladro con il suo Suv. L’episodio, avvenuto il 8 settembre 2024 in via Coppino a Viareggio, ha visto l’imputata inseguire l’uomo che le aveva sottratto la borsa e investirlo ripetutamente. La Corte d’Assise di Lucca, in una sentenza pronunciata il 11 giugno, ha riconosciuto la piena capacità di intendere e volere dell’imputata, escludendo ogni forma di infermità o incapacità causata dallo choc o dalla paura. La sentenza conferma l’impianto accusatorio e respinge le principali tesi difensive.

Un atto di giustizia privata

Secondo le motivazioni della sentenza, l’azione di Cinzia Dal Pino è stata condotta con lucidità e consapevolezza, all’interno di una logica di «giustizia privata estranea al nostro ordinamento». L’unico obiettivo dell’imputata era il recupero della borsa rubata poco prima, e la dinamica dell’investimento dimostra una volontà di raggiungere l’uomo e recuperare il bene, anche attraverso un cambio di direzione del veicolo. La Corte ha escluso la presenza di un coltello, circostanza riferita da Dal Pino per spiegare lo stato di paura e i timori provati dopo il furto. La Corte ha riconosciuto che l’imputata non era in stato di infermità o incapacità. Anche i periti nominati dal tribunale hanno ritenuto sussistente la piena capacità dell’imputata. Per i giudici, il comportamento tenuto alla guida del Suv dimostra lucidità e consapevolezza dell’azione e del suo obiettivo.

La dinamica dell’incidente

Il video dell’episodio, diventato di dominio pubblico, mostra il Suv diretto contro l’uomo per più volte. Per la Corte, gli investimenti provati sono tre, anche se nella sequenza filmata il veicolo appare muoversi contro l’uomo quattro volte. L’urto determinante fu il primo, che provocò la lesione all’aorta risultata mortale. La dinamica, si legge nelle motivazioni, dimostrerebbe la volontà di raggiungere l’uomo e recuperare la borsa, anche attraverso un cambio di direzione del veicolo.

Dopo il terzo impatto, Mezgui era ormai esanime a terra e non era in grado di muoversi autonomamente. Nonostante questo, la donna avrebbe proseguito la propria azione, arrivando a spingerlo per circa un metro con l’automobile. Secondo la Corte, questo comportamento è compatibile sia con l’ipotesi che Dal Pino volesse uccidere Mezgui come forma di punizione, sia con quella di chi, pur non perseguendo direttamente la morte, ne accetta il possibile verificarsi senza attribuirvi un peso tale da interrompere la propria condotta.

La Corte ha respinto le tesi difensive sostenute da Dal Pino. L’imputata, infatti, aveva riferito la presenza di un coltello per spiegare lo stato di paura e i timori provati dopo il furto. Tuttavia, la Corte ha escluso tale circostanza, ritenendola non accertata. La sentenza ha confermato l’impianto accusatorio e ha riconosciuto la piena responsabilità dell’imputata per un atto voluto e consapevole.