Cassazione, caso Cucchi: “Chiara volontà di nascondere responsabilità dei CC”
Cassazione rigetta ricorsi carabinieri nel processo Cucchi, evidenzia volontà di occultare responsabilità.
La Suprema Corte ha reso pubbliche le motivazioni del processo per la morte di Stefano Cucchi, avvenuta nell’ottobre 2009. I giudici della quinta sezione penale della Cassazione hanno rigettato i ricorsi dei carabinieri, tra cui il generale Alessandro Casarsa, Luciano Soligo e Francesco Cavallo, ritenendo che le loro azioni fossero state finalizzate a occultare responsabilità. La sentenza, in novanta pagine, ha sottolineato una “chiara volontà” di impedire che le condizioni fisiche del giovane, riscontrate dai piantoni, potessero essere ricondotte a situazioni verificatesi durante la sua detenzione. Inoltre, la Cassazione ha assolto il colonnello Lorenzo Sabatino, che aveva visto confermata una condanna a un anno e tre mesi.
Depistaggi e falsi racconti
Secondo le motivazioni, le annotazioni di servizio sono state realizzate con caratteristiche redazionali sostanzialmente identiche, rendendo difficile distinguere le differenze. Questo è stato ritenuto indicativo di un obiettivo di occultare le modifiche apportate, in particolare i passaggi ritenuti compromettenti. Il generale Vittorio Tomasone, che aveva comunicato a tutta la stampa la telefonata di condoglianze a madre di Stefano Cucchi, ha aggiunto falsamente che il giovane fosse un tossicodipendente, anoressico e sieropositivo. Queste dichiarazioni, fatte dall’alto della sua autorevolezza, hanno condannato la famiglia a infamie e critiche.
La famiglia ha subito un processo lungo 16 anni, con la famiglia costretta a vivere in condizioni di infamia e critiche. Ilaria Cucchi, senatrice AVS e sorella di Stefano, ha espresso il suo commento sui social: “La Cassazione ha scritto la parola fine sull’uccisione di Stefano Cucchi e sull’annientamento morale e fisico della mia famiglia che ne è conseguito”. La famiglia ha subito un lungo processo, durato 16 anni, durante il quale Casarsa ha costretto la famiglia a consumarsi la vita in udienze. Il generale Casarsa, che nel momento in cui le versava era diventato il comandante dei Corazzieri del Quirinale, ha scritto la causa di morte di Stefano ancor prima dell’autopsia, con parole esatte che sarebbero state poi riportate dai medici legali.
La verità e le responsabilità
La Cassazione ha anche sottolineato che, per quanto riguarda la posizione di Sabatino, non è stato indicato alcun elemento fattuale che possa far ritenere che abbia agito con il dolo richiesto. Il processo, definito “kafkiano” dal pm Musarò, ha visto i testimoni essere i responsabili dell’omicidio, mentre gli imputati erano i testimoni. Il caso Cucchi rappresenta un esempio di depistaggi e falsi racconti, con conseguenze gravi per la famiglia e per la giustizia.
Il caso Cucchi ha visto la famiglia sottoposta a un processo lungo 16 anni, con la famiglia costretta a vivere in condizioni di infamia e critiche. La Cassazione ha evidenziato una chiara volontà di occultare le responsabilità, con un sistema di depistaggi che ha portato a una condanna non solo per fatti, ma anche per dichiarazioni false fatte da personaggi di alto rango. Il caso rimane un esempio di come la verità possa essere distorta e come la famiglia possa essere costretta a vivere con il peso di un processo che non ha portato a una giustizia piena.
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