Cantata dei giorni di guerra, Morelli racconta tra storia e memoria

Vittorio Morelli pubblica il nuovo romanzo che intreccia il sacrificio di un alpino siciliano in Afghanistan con storie di spionaggio e vendetta nella Sicilia del dopoguerra.

Libro aperto su tavolo, scene di guerra e paesaggi siciliani evocati dalle pagine stampate
Libro aperto su tavolo, scene di guerra e paesaggi siciliani evocati dalle pagine stampate

Lo scrittore Vittorio Morelli approda in libreria con “La cantata dei giorni di guerra”, un’opera che intreccia molteplici storie: dalla tragedia di un giovane alpino siciliano, Carmelo Rapisarda, in un avamposto della provincia di Farah, alle operazioni di intelligence durante la Seconda guerra mondiale, fino agli intrighi di una faida siciliana che attraversa decenni. Il romanzo si muove fra memoria e finzione, dichiarando fin dall’inizio che niente di ciò che il lettore incontrerà è realmente accaduto, come recita l’esergo tratto da Jean Claude Izzo.

La guerra vista dalla provincia

Uno dei fili narrativi segue Carmelo Rapisarda, un militare siciliano collocato in un sperduto avamposto afgano. La morte tragica di una bambina lo scuote profondamente, spingendolo a un momento di resa: “non voglio più stare qui, voglio sparire”. In quella decisione e in quella promessa silenziosa a se stesso – “sarò un bravo soldato in un’altra vita” – emerge il peso di una guerra lontana da casa, la ricerca di riscatto personale oltre il conflitto.

Spionaggio e vendetta tra le montagne

Parallela a questa vicenda corre la storia di due carabinieri travestiti da malviventi che cercano documenti classificati ed elenchi di spie, un’operazione di intelligence che secondo il racconto del generale Amè avrebbe fruttato all’Italia l’accesso al cifrario segreto statunitense, denominato “Black Code”. La narrazione descrive come questa operazione, condotta con intuito e coraggio, permise al Servizio segreto militare italiano di decifrare le comunicazioni militari alleate nel Mediterraneo e Nord Africa per diversi mesi durante la guerra.

Nella Sicilia del dopoguerra, negli specchi d’acqua e nei boschi dei Monti Nebrodi, emerge una faida antica tra due famiglie, radicata nella memoria quanto nell’avidità umana. Lo scontro raggiunge il suo culmine in una domenica assolata, nel circolo dove un boss santifica il riposo con la partita a carte, quando Sebastiano arriva con la pistola e il maresciallo Miceli con i colleghi più esperti per consumare il finale della vendetta.