Cane in montagna? Guinzaglio obbligatorio. Le regole per escursioni sicure e rispetto per gli operatori di soccorso
Cane in montagna, guinzaglio obbligatorio. Regole per escursioni sicure e rispetto per gli operatori di soccorso.

Un cane in montagna deve sempre essere al guinzaglio. È questa la regola chiave per garantire sicurezza, rispetto e prevenzione di situazioni critiche. L’episodio avvenuto ieri al Pian della Mussa, sul sentiero che porta al rifugio Gastaldi, in Piemonte, ha messo in luce come l’abbandono del guinzaglio possa portare a interventi di soccorso alpino non necessari. Due escursionisti, accompagnati da un cane di grossa taglia, si sono trovati in difficoltà quando l’animale, stanco e non in grado di proseguire, ha richiesto l’aiuto dei soccorritori. L’episodio, purtroppo, non è isolato: i cani in montagna, se lasciati liberi, possono mettere a rischio non solo se stessi, ma anche gli escursionisti e gli operatori di soccorso.
Responsabilità e sicurezza: il guinzaglio è un dovere
La libertà del cane non è un diritto, ma un privilegio che richiede responsabilità. I sentieri in quota non sono luoghi sicuri per gli animali, né per gli umani. La lunghezza, il dislivello, la presenza di ghiacciai e tratti attrezzati con corde e scalette rendono necessario un controllo costante. Il guinzaglio non è un ostacolo, ma un elemento di tutela per l’animale e per gli altri escursionisti. Non tutti i proprietari hanno la stessa dimestichezza nella gestione degli animali, e non tutti sanno come gestire situazioni di emergenza in ambienti estremi.
Rispetto per gli altri: il cane non è un animale da compagnia in ogni contesto
Un cane in libertà può creare problemi non solo per se stesso, ma anche per chi lo incontra. Alcuni escursionisti temono i cani lasciati liberi, e non è detto che tutti abbiano la stessa reazione. Inoltre, i soccorritori, che spesso si trovano a interventi in condizioni estreme, impiegano tempo, risorse e energie per salvare chi si trova in difficoltà. Un cane in libertà può rendere inutile un intervento di soccorso, aumentando i rischi per tutti. La libertà del cane non è un’alternativa al guinzaglio, ma un’esperienza che richiede un ambiente adatto. Prati, boschi e zone isolate possono essere luoghi in cui il cane si sente a suo agio, purché il proprietario sia sempre presente e in grado di controllarlo. L’istinto di esplorazione e di predazione, pur essendo naturale, può portare a situazioni pericolose se non è gestito con attenzione.
Un caso concreto: il soccorso alpino in azione
L’episodio al Pian della Mussa ha visto il soccorso alpino intervenire alle 22, quando il buio ha messo in allarme la coppia. Il cane, di 50 kg, era troppo stanco per proseguire e non era possibile caricarlo in spalla. I soccorritori hanno messo in sicurezza l’animale grazie all’aiuto di un veterinario, che lo ha sedato, e lo hanno condotto a valle utilizzando una barella. L’operazione è riuscita, ma ha richiesto tempo e risorse. Non tutti i casi finiscono con un lieto fine, e spesso i cani, se lasciati liberi, finiscono per perdersi o scivolare in dirupi.
Questo episodio ha riaccendato l’attenzione su una scelta positiva: portare i cani in montagna, purché siano adatti e il proprietario sia in grado di gestire la situazione. L’escursione con il cane può essere un’esperienza appagante, ma richiede impegno, preparazione e rispetto per gli altri. La libertà del cane non è un’alternativa al guinzaglio, ma un’opportunità che va sfruttata in modo responsabile.
