Caldo record in agosto, ANBI: fiumi e riserve idriche in equilibrio tra ripresa e criticità
Caldo record in agosto, ANBI segnala fiumi e riserve idriche in equilibrio tra ripresa e criticità.

L’estate 2026 si chiude con un record di caldo e un quadro delle risorse idriche italiano segnato da contrasti. L’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche ha confermato che agosto è stato il mese più caldo mai registrato, con temperature medie anomale di +0,85° rispetto al periodo 1991-2020. Le acque oceaniche, in particolare quelle del Mediterraneo, hanno registrato valori estremi, con temperature che superano i 32° in diverse aree. Lungo le coste occidentali italiane e della Francia meridionale, le temperature delle acque hanno registrato anomalie fino a 4° sopra la norma, con punte di +6°, secondo i dati del Consorzio LaMMa.
Recupero dei grandi laghi e differenze regionali
Nonostante il caldo record, alcuni bacini e laghi hanno registrato un miglioramento. Il Verbano ha aumentato il proprio livello di oltre 70 centimetri in meno di un mese, raggiungendo il 52,7% della capacità. Il Lario è cresciuto di oltre 95 centimetri, mentre il Sebino raggiunge il 49,3%. In Lombardia, il deficit idrico è passato dal -51% al -34%, grazie a precipitazioni estreme. Tuttavia, in Emilia-Romagna, Taro e Reno continuano a registrare portate inferiori ai minimi storici, mentre l’Enza mantiene un flusso superiore alla media. In Toscana, Serchio e Arno registrano deficit del 24% e del 35% rispetto alle medie, mentre l’Ombrone presenta una portata inferiore al Deflusso Minimo Vitale.
La situazione è diversa in Basilicata, dove i principali invasi mantengono quasi 230 milioni di metri cubi d’acqua, un incremento di oltre 107 milioni rispetto allo stesso periodo del 2025. In Sicilia, i bacini regionali contengono più di 500 milioni di metri cubi d’acqua, un valore superiore del 63% rispetto a un anno fa. In Campania, il Garigliano continua a registrare portate negative, mentre in Abruzzo, nonostante condizioni meteorologiche difficili, le riserve idriche sono in aumento.
Effetti del caldo e criticità infrastrutturali
Il caldo record ha avuto conseguenze significative sulle riserve idriche e sui fiumi. Nella provincia di Roma, il lago di Bracciano ha perso 12 centimetri, mentre nel Viterbese il lago di Vico ha registrato una diminuzione di 10 centimetri in 25 giorni. In Lazio, i laghi vulcanici dei Castelli Romani, Albano e Nemi hanno perso ben 17 centimetri di livello in circa un mese. Il Tevere, nel tratto che attraversa il centro di Roma, presenta una portata di 86,28 metri cubi al secondo, sostanzialmente in linea con le medie degli ultimi sei anni ma superiore rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
“Siamo attrezzati ad immagazzinare uno stock sufficiente d’acqua, che ci permetta di affrontare 4 mesi di temperature record”, ha commentato Francesco Vincenzi, presidente dell’ANBI. Tuttavia, il presidente ha sottolineato la necessità di migliorare l’efficienza delle infrastrutture idrauliche e di adattare il territorio alle condizioni climatiche estreme. La capacità del territorio di gestire situazioni climatiche estreme rimane un problema critico. “Siamo in grado di contrastare i sempre più numerosi incendi e di far fronte agli eventi estremi?”, si chiede Massimo Gargano, direttore generale di ANBI. L’alternanza tra siccità prolungate, caldo record e precipitazioni concentrate in eventi violenti rende urgente l’intervento per gestire meglio le risorse idriche.
