Gli avvocati di Mario Adinolfi chiedono la revoca dei domiciliari: “Non sussistono i presupposti per la misura cautelare”
Gli avvocati di Mario Adinolfi chiedono la revoca dei domiciliari. La difesa sostiene che non sussistano i presupposti per la misura cautelare.

Il 28 luglio 2026, gli avvocati di Mario Adinolfi, leader del Popolo della Famiglia, hanno presentato un ricorso al Tribunale del Riesame di Roma per la revoca degli arresti domiciliari a cui il loro assistito è sottoposto da inizio luglio. Secondo la difesa, non sussisterebbero i presupposti per la misura cautelare, né il pericolo di fuga né l’inquinamento delle prove. L’inchiesta riguarda un sistema di ‘scommesse collettive’ accusato di truffa aggravata, abusivismo finanziario ed evasione fiscale.
I legali di Adinolfi, Pablo De Luca e Riccardo Di Lorenzo, hanno impugnato integralmente il provvedimento cautelare disposto dal gip, chiedendo la revoca della misura. L’avvocato Di Lorenzo ha dichiarato a LaPresse che attendono il pronunciamento del Tribunale del Riesame e che hanno chiesto di rivedere le ipotesi accusatorie. La difesa ha inoltre contestato l’impianto accusatorio della Procura, ricordando che pochi mesi prima un pm della stessa Procura aveva chiesto l’archiviazione del procedimento, ritenendo che la condotta denunciata non apparisse idonea a integrare “alcuna ipotesi di reato”.
La difesa sottolinea la mancanza di pericoli per la misura cautelare
La difesa sottolinea che il procedimento si basa su elementi documentali non inquinabili, come estratti conto, comunicazioni chat e email. Secondo i legali, non esiste alcun pericolo di fuga né di inquinamento delle prove, e quindi non ci sarebbero motivi per mantenere Adinolfi in casa. La Procura di Roma, invece, sostiene che il meccanismo delle ‘scommesse collettive’ avrebbe prodotto un danno economico vicino ai 5 milioni di euro, con un’evasione fiscale contestata di circa 400mila euro. L’indagine ruota intorno alla cosiddetta ‘scommessa collettiva’, un sistema attraverso il quale sarebbero stati raccolti fondi da privati ai quali venivano prospettati rendimenti collegati alle scommesse sportive. Gli inquirenti contestano ad Adinolfi l’ipotesi di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi.
La difesa collega l’inchiesta alle opinioni politiche di Adinolfi
La difesa ha collegato l’inchiesta al ruolo pubblico e alle posizioni politiche espresse negli ultimi anni da Adinolfi, parlando di una presunta “persecuzione” legata alle sue opinioni, “in quanto voce scomoda su temi delicati come l’islamismo e in conflitto con lobby che sono poteri che raggrumano interessi enormi”. Secondo i legali, l’indagine potrebbe essere motivata non solo da presunti reati, ma anche da una strategia di contrasto alle opinioni espresse da Adinolfi.
Il caso di Adinolfi ha sollevato dibattiti sul ruolo del sistema giudiziario e sulle possibili motivazioni politiche dietro l’inchiesta. La difesa chiede una revisione delle ipotesi accusatorie, mentre la Procura insiste sull’indagine per i reati contestati. Il Tribunale del Riesame dovrà decidere se revocare i domiciliari e se procedere con ulteriori indagini. La situazione rimane in attesa di un pronunciamento che potrebbe influenzare non solo il destino di Adinolfi, ma anche la percezione del sistema giudiziario italiano.
