Autopsia su Fakir: sangue nei polmoni e segni di schiacciamento

L’autopsia sul 42enne morto a Bologna durante un fermo della polizia rivela versamento polmonare e compressione. Entro 90 giorni l’esame medico-legale chiarirà le cause.

Ospedale Sant'Orsola di Bologna, sala anatomia patologica, tavolo autoptico con strumenti medici
Ospedale Sant’Orsola di Bologna, sala anatomia patologica, tavolo autoptico con strumenti…

Il corpo di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto domenica scorsa nel quartiere Pilastro di Bologna mentre era ammanettato e immobilizzato a terra durante un intervento della polizia, presenta chiari segni di versamento polmonare e compressione secondo quanto emerge dalle prime valutazioni tecniche. L’autopsia, effettuata oggi venerdì 24 luglio all’ospedale Sant’Orsola del capoluogo emiliano, fornisce indicazioni preliminari sulla condizione fisica in cui si trovava il corpo al momento del decesso, ma non ancora sul nesso di causalità tra questi reperti e le circostanze della morte.

Quanto accertato finora attraverso la Tac eseguita sul cadavere rappresenta il primo passo di un processo di chiarimento che richiederà ulteriori approfondimenti. I polmoni di Fakir al momento della morte erano pieni di sangue, un dato che insieme ai segni di schiacciamento riscontrati costituisce il quadro anatomopatologico iniziale su cui dovrà lavorare il perito medico-legale.

Le ipotesi ancora aperte

La principale questione che le indagini dovranno sciogliere è se il versamento polmonare e i segni di compressione riscontrati siano stati determinati da violenza diretta, oppure da altri fattori come l’assunzione di sostanze stupefacenti o ancora dalle stesse manovre di immobilizzazione utilizzate durante il fermo. Non è ancora stata stabilita l’origine precisa di questi reperti, elemento fondamentale per ricostruire la dinamica del decesso.

Il legale della famiglia di Fakir ha già espresso la sua interpretazione dei risultati preliminari, indicando come ipotesi l’asfissia da compressione. Questa valutazione, tuttavia, rimane in questa fase una lettura possibile tra le altre, attendendo che l’esame medico-legale completo fornisca conclusioni scientificamente fondate.

I prossimi 90 giorni decisivi

Secondo la norma procedurale, l’esame medico-legale disposto dalle autorità competenti avrà 90 giorni di tempo per chiarire se e quanto abbia inciso l’intervento della polizia sulle cause del decesso. Entro questo termine, gli esperti incaricati dovranno produrre una relazione definitiva che analizzi il nesso causale tra gli accertamenti anatomici e le circostanze del fermo avvenuto domenica.

L’istituto Sant’Orsola di Bologna, come riferisce adnkronos.com, continuerà a fornire supporto tecnico alle indagini. Nel frattempo, tutte le parti coinvolte – famiglia del defunto, difensori, forze dell’ordine e magistratura – rimangono in attesa dei risultati che consentiranno di ricostruire con precisione cosa sia accaduto durante l’intervento nel quartiere Pilastro e quale ruolo abbiano giocato le modalità del fermo nel determinare il decesso.

La vicenda si inserisce nel dibattito più ampio sugli incidenti che si verificano durante interventi di polizia e sulla necessità di chiarire le responsabilità quando si verificano conseguenze fatali. I reperti anatomici finora emersi dall’autopsia rappresentano una base di fatto su cui costruire le prossime valutazioni, ma il loro significato clinico e forense dovrà essere interpretato alla luce di tutte le altre circostanze documentate e delle perizie che i prossimi mesi porteranno alla luce.