Difesa di Bossetti chiede nuova perizia DNA, la Corte dice no
La difesa di Massimo Bossetti chiede una nuova perizia DNA, ma la Corte d’Assise la respinge.

La difesa di Massimo Bossetti ha chiesto una revisione del campione di DNA presente sul giubbotto di Yara Gambirasio, ma la Corte d’Assise di Bergamo ha respinto l’appello, considerando la richiesta priva di novità e specificità. L’evento ha alimentato il dibattito su possibili errori giudiziari e ha riacceso le tensioni tra la famiglia della vittima e i legali del condannato. La decisione, resa pubblica il 8 ottobre 2026, ha suscitato reazioni forti da parte degli avvocati e dei familiari coinvolti.
La difesa chiede una nuova perizia tecnico-scientifica
La difesa di Massimo Bossetti, rappresentata dagli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, ha presentato un’istanza alla Corte d’Assise di Bergamo per richiedere nuovi accertamenti tecnico-scientifici sui reperti conservati. L’obiettivo era rianalizzare il DNA presente sul giubbotto di Yara Gambirasio, al fine di verificare se la corrispondenza con Ignoto 1 – attualmente identificato con Bossetti – fosse davvero certa. La richiesta era motivata da dubbi sulla validità delle analisi già effettuate durante il processo.
Secondo il documento giudiziario, il profilo di Ignoto 1 non è stato estratto unicamente dalla traccia 31G20, ma da diversi prelievi effettuati sugli slip della vittima. Sono stati effettuati cinquantadue prelievi sugli slip, dei quali sedici hanno restituito il profilo di Bossetti. Inoltre, sui leggings sono state effettuate dodici campionature, di cui due hanno prodotto la traccia di Ignoto 1.
La Corte ritiene la richiesta non fondamentale
La Corte ha respinto l’appello, considerando la domanda priva di “specificità” e di “novità”. I giudici hanno sottolineato che le prove richieste erano già state oggetto di approfondimento nel corso del processo e che una eventuale rivalutazione non avrebbe potuto modificare il quadro complessivo che ha portato alla condanna. Il tribunale ha ritenuto che non vi fosse alcun dubbio sulla presenza del DNA di Bossetti sull’indumento intimo della vittima e che il presunto campione di liquido seminale sul giubbotto non fosse stato attribuito al condannato.
La decisione ha suscitato reazioni forti da parte degli avvocati e dei familiari coinvolti. L’avvocato Massimo Salvagni ha definito la decisione un “muro impenetrabile” che nasconde qualcosa e ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso alla Cassazione e di sollevare la questione alla Procura competente. “Faremo sicuramente ricorso, perché non accetteremo che la verità resti sepolta”, ha dichiarato.
Dal canto loro, gli avvocati della famiglia Gambirasio, Andrea Pezzotta ed Enrico Pelillo, hanno ricordato che avevano temuto un possibile “Garlasco 2” e hanno confermato la loro determinazione a evitare che si verifichi. “La Corte è stata d’accordo, speriamo che gli altri si arrendano, ma temiamo il contrario”, hanno concluso.
Nel frattempo, Massimo Bossetti, presente in collegamento dal carcere di Bollate, ha osservato in silenzio la decisione, mentre il figlio Nicolas ha ribadito la sua convinzione che il padre non sia colpevole, aggiungendo: “Se avessimo la possibilità di analizzare quel ‘santo’ DNA, i risultati sarebbero diversi”. La situazione rimane in sospeso, con la difesa che non si arrende e la famiglia della vittima che continua a temere un ulteriore sviluppo del caso.
