La campagna elettorale del Pallone d’oro: Mbappé, Kane e Yamal si candidano come politici
I grandi nomi del calcio si confrontano in una battaglia simile a quella politica per il Pallone d’oro.
Il Pallone d’oro 2026 si sta trasformando in una vera e propria campagna elettorale, con nomi come Kylian Mbappé, Harry Kane e Lamine Yamal che si candidano come se fossero politici. I giocatori, spesso in cerca di riconoscimento, si esprimono in modo simile a leader di partito, cercando di convincere i loro elettori – i giornalisti e i tifosi – a votare per loro. La competizione, in un anno in cui la scelta è imprevedibile, ha reso il dibattito intenso e spesso polemico.
La campagna elettorale di Mbappé
Kylian Mbappé, attaccante del Real Madrid, ha 27 anni e da quando aveva 17 sembra destinato a vincere il Pallone d’oro. Ma al momento non ci è ancora riuscito. Nella stagione 2025-26 non ha vinto alcun trofeo, ma ha segnato 42 gol con il Real e ha portato la Francia fino alla finale Mondiale, diventando anche il capocannoniere all time della competizione con 22 gol. Sullo straordinario numero di gol si basa la sua “campagna elettorale”: «Io voterei per me stesso», ha dichiarato a France Football. «Se non vincessi il Pallone d’oro sarei molto deluso. A livello individuale ho fatto un’annata spettacolare ed è questo il criterio principale, giusto?», ha aggiunto a Radio France Internationale.
Kane e la sua strategia di non prepotenza
Harry Kane, attaccante del Bayern Monaco, ha segnato 61 gol nella passata stagione con il Bayern e 12 con l’Inghilterra. Lo ha sottolineato in conferenza stampa. In pieno stile british, però, non ha avanzato con prepotenza la sua candidatura e ha rimesso la decisione nelle “mani degli elettori”: «Ho raggiunto traguardi importanti di cui vado fiero. Ora, però, dipende dagli altri e dalle loro valutazioni». Dichiarazioni simili a quelle pronunciate dall’ex premier Mario Draghi nella conferenza stampa di fine anno nel 2021. «Abbiamo conseguito tre grandi obiettivi. Abbiamo reso l’Italia uno dei paesi più vaccinati del mondo, abbiamo consegnato in tempo il Pnrr e raggiunto i 51 obiettivi. Il mio destino personale non conta assolutamente niente, non ho particolari aspirazioni di un tipo o di un altro, sono un uomo, se volete un nonno, al servizio delle istituzioni. È il parlamento che decide la vita del governo e le persone».
Yamal e il talento puro
Lamine Yamal, talento del Barcellona, campione del mondo con la Spagna, ritiene che il numero dei gol non sia la cosa più importante. A fare la differenza – dice – è il talento puro. Senza dimenticare i trofei vinti. «Il Pallone d’oro va al miglior giocatore dell’anno, a quello diverso, che trasmette il piacere del calcio, un po’ magico, che ti fa sorridere e sognare, che ti dà voglia di guardare la partita solo perché c’è lui in campo. E tutti quelli che guardano il calcio – ha sottolineato a L’Equipe – sanno quali sono i miei argomenti da far valere. In campo mi diverto, gioco bene, vinco molto e tutto questo dura da due anni, e ho pure vinto la coppa del mondo». E poi ha aggiunto: «La cosa principale è il mio modo di giocare che mi rende differente. Il premio non ha nulla a che vedere con il numero di gol segnati».
Yamal non solo si autocandida e promuove alla vittoria, ma vuole far emergere anche quanto le candidature dei suoi avversari siano concettualmente sbagliate. Un classico della politica: noi abbiamo ragione, loro hanno torto. O, come ha sostenuto più volte Giorgia Meloni durante la campagna elettorale per le Europee del 2024, basta dire: «Noi siamo dalla parte giusta della storia».
La competizione, però, non è limitata ai nomi più evidenti. Anche Leo Messi, con otto Palloni d’oro vinti, è tornato in corsa dopo il Mondiale. L’ultimo Mondiale da protagonista ha ribaltato tutto e così anche il campione argentino è tornato in corsa. Il diretto interessato non si è ancora espresso in merito alla propria “candidatura”, ma ci hanno pensato i suoi colleghi di partito. «Chi dovrebbe vincere il Pallone d’oro? Facile… Messi», ha detto l’ex attaccante argentino Aguero. Diego Simeone, allenatore dell’Atletico Madrid, e Matias Soulé, attaccante della Roma, concordano: «Finché giocherà sarà sempre il candidato numero uno». Insomma, per gli argentini Messi deve vincere per diritto. Perché è il più forte. E nessuno in Argentina ha intenzione di escluderlo dalla corsa.
