L’opposizione degli ultraortodossi minaccia la stabilità di Netanyahu
La campagna elettorale israeliana vede gli ultraortodossi come potenziale fattore di instabilità per Netanyahu.
A meno di un mese dalle elezioni politiche del 27 ottobre in Israele, la questione dell’esenzione dal servizio militare per i giovani ultraortodossi si fa sempre più centrale nella campagna elettorale, con il rischio di mettere in discussione la stabilità del governo di Netanyahu. La tensione tra il premier e i due partiti che rappresentano gli haredim – Shas e Ebraismo della Torah Unito – raggiunge un livello elevato, con la possibilità che il sostegno di questi gruppi possa scomparire, riducendo le possibilità di formazione di un governo di coalizione.
Un tema cruciale per la campagna elettorale
La questione dell’esenzione dal servizio militare per i maschi ebrei ultraortodossi, che ha visto un aumento del numero di giovani interessati da circa 400 a 80.000, ha trovato spazio in una manifestazione di massa a Gerusalemme, dove i partecipanti hanno espresso con cartelli il loro rifiuto a arruolarsi nell’esercito. Questo tema, che ha già creato problemi al governo precedente, potrebbe diventare un ulteriore grattacapo per Netanyahu, soprattutto se i due partiti haredim decidessero di non appoggiare un nuovo governo. La legge originale, introdotta da David Ben Gurion, era volta a preservare la conoscenza sacra e le tradizioni secolari, ma oggi riguarda un numero molto maggiore di giovani. La questione è diventata cruciale per la campagna elettorale, con l’opposizione che insiste sul fatto che i finanziamenti a pioggia e i privilegi degli haredim devono finire con la prossima legislatura.
Le conseguenze di un’eventuale mancanza di appoggio
Secondo l’emittente israeliana Canale 12, i deputati eletti nella lista di Ebraismo della Torah Unito potrebbero astenersi dal voto di fiducia di un governo presieduto da Gadi Eisenkot, che i sondaggi indicano come vincitore delle prossime elezioni. Questo scenario metterebbe in pericolo la formazione di un governo stabile, dato che la frammentazione del prossimo parlamento potrebbe ridurre il numero di seggi disponibili a un livello critico.
Ya’akov Asher, presidente di Ebraismo della Torah Unito, ha espresso un mezzo diniego, sottolineando che il suo partito non ha alcun interesse a spodestare Netanyahu. La questione dell’esenzione dal servizio militare è diventata un tema di forte dibattito, con il governo che ha cercato di placare le proteste con finanziamenti alle comunità haredim e con il divieto di arresto per chi si rifiuta di arruolarsi. Tuttavia, il divieto è stato bocciato dalla Corte Suprema, che ha sostenuto l’obbligo di arruolamento per tutti.
La principale preoccupazione degli israeliani rimane comunque il costo della vita, che è cresciuto a dismisura dall’inizio della guerra di Gaza. Secondo Nimrod Nir, direttore del centro di studi Agam Labs dell’Università Ebraica di Gerusalemme, le concessioni fatte o promesse dal governo Netanyahu agli ultraortodossi potrebbero spingere alcuni elettori di destra a votare per partiti considerati centristi, che si propongono come alternativa all’attuale coalizione. La campagna elettorale si sta trasformando in un confronto tra un governo dell’elusione e un governo sionista della leva obbligatoria, con il rischio che la posizione di Netanyahu possa essere messa in discussione da un’opposizione che vede in lui un’incapacità di rispondere alle esigenze della maggioranza degli israeliani.
