Michele Placido interpreta Celestino V, un papa forte e gentile
Michele Placido interpreta Celestino V in un film che racconta la vita di un papa raro e coraggioso
Michele Placido, noto per il suo ruolo nel film Il Conformista, interpreta Celestino V in un nuovo film tv intitolato L’eremita che diventò Papa, tratto dal libro Celestino, Papa, eremita e santo di Maria Burani. Il film, realizzato da Pepito Produzioni in collaborazione con Rai Fiction, racconta la vita di Pietro da Morrone, l’eremita della Maiella che, all’età di 84 anni, fu eletto papa nel 1294. Placido, nato il 19 maggio, ha sottolineato una coincidenza tra la sua data di nascita e la morte di Celestino V, un dettaglio che lo ha spinto a prendere parte al progetto.
Un personaggio raro e un’emozione unica
Placido ha descritto l’esperienza di interpretare Celestino V come un’emozione unica, un incontro con un personaggio raro che ha dato un senso al lavoro. Il film è stato un’esperienza emozionante, in cui ha trovato un personaggio che ha dato un senso al lavoro. Inizialmente, Placido aveva pensato a rifiutare la parte, ma il regista Edoardo Re lo ha convinto mostrandogli i luoghi e le scene che avrebbero reso il film un’esperienza unica. “Temevo di non farcela, poi ho pensato: ‘Ma se ce l’ha fatta lui a 84 anni, io posso farcela’.”
Un papa che rinunciò al potere
Celestino V, noto per la sua rinuncia al soglio pontificio il 13 dicembre 1294, è un personaggio che ha lasciato un segno profondo nella storia della Chiesa. Il film si concentra sui due gesti più significativi del papa: la Perdonanza, concessa il 29 agosto 1294 con la Bolla del Perdono, e la rinuncia al potere, un atto senza precedenti. Questo gesto, che ha permesso l’elezione di Bonifacio VIII, ha portato Dante Alighieri a inserire Celestino nell’Inferno tra gli ignavi. Tuttavia, il film presenta una figura diversa, un uomo che ha sfidato il potere e dimostrato coraggio.
Placido ha sottolineato come il film non sia una lezione di storia, ma un’esperienza emozionante. Il regista ha voluto trasmettere emozioni, non solo fatti storici. “Non volevamo fare una lezione di storia, ma un film che potesse trasmettere emozioni”, ha spiegato il regista Edoardo Re. L’obiettivo era trovare una chiave che permettesse di far si che i mondi di Celestino V e del pubblico si incontrassero. “L’obiettivo era trasmettere una storia e le storie si trasmettono attraverso le emozioni”, ha aggiunto Re.
Il film, presentato in anteprima alla 78/a edizione del Prix Italia a L’Aquila, è in onda prossimamente su Rai1. Tra gli interpreti anche Giovanni Scifoni, nel ruolo del narratore, e Giacomo Ferrara, che interpreta il confratello Roberto da Salle. Ferrara, cresciuto sulla Maiella, ha sottolineato l’importanza del paesaggio montano come sfondo del film. “Per me, raccontare questa storia ha un significato ancora più importante. Essendo cresciuto in montagna, mi trovo d’accordo col senso che Celestino aveva nei confronti della natura e di Dio attraverso la natura.”
Il film, realizzato con risorse limitate, ha visto gli attori prendere meno di quanto sarebbe stato loro dovuto, dimostrando il loro impegno. Il cinema è fatto anche con tanto amore, come ha sottolineato il fondatore di Pepito, Agostino Saccà. “Ognuno di loro, pur di impegnarsi in quella storia, ha preso meno di quello che sarebbe stato il loro compenso naturale, a partire da Placido”, ha detto Saccà. Questo ha sottolineato l’importanza del lavoro di squadra e dell’emozione che ha reso il film un’esperienza unica.
