Giorgia Meloni a Milano Fashion Week, diserta l’assemblea ONU per sostenere la filiera moda
Giorgia Meloni diserta l’assemblea Onu per partecipare alla Milano Fashion Week, sostenendo la filiera moda e il settore tessile.
Giorgia Meloni ha scelto di disertare l’assemblea ONU e di partecipare alla Milano Fashion Week, dove ha incontrato vertici del lusso e imprenditori del settore moda. L’assenza istituziale a New York, dove i capi di Stato e di governo discussero di guerre e crisi internazionali, ha suscitato reazioni di opposizione e critiche, soprattutto da parte di Matteo Renzi e del Movimento 5 Stelle. La premier ha difeso la sua scelta, sottolineando l’importanza di dare un segnale fisico di vicinanza al settore in crisi.
Una scelta di priorità e di strategia elettorale
La decisione di Meloni di non partecipare all’assemblea ONU, a favore della Milano Fashion Week, ha suscitato commenti su una priorità politica e strategica. A New York, i leader mondiali hanno discusso di guerre, crisi energetiche e tensioni geopolitiche, mentre in Italia la premier ha scelto di concentrarsi sul settore moda, un’industria chiave per l’economia nazionale. Secondo il Movimento 5 Stelle, la scelta appare incoerente con l’importanza delle questioni internazionali, soprattutto in un momento di crisi.
La premier ha sottolineato l’importanza di dare un segnale fisico di vicinanza al settore, in un momento in cui la filiera moda, che rappresenta il 5% del Pil e impiega circa un milione di persone, affronta un calo drastico degli ordini e un aumento del ricorso alla cassa integrazione. “Ho pensato fosse particolarmente giusto quest’anno, in un momento non facilissimo, dare un segnale fisico di vicinanza”, ha detto Meloni, riferendosi ai 100 milioni di euro destinati al sostegno delle piccole imprese.
Il vertice a tavola e i rapporti con il mondo del lusso
A Milano, Meloni ha partecipato a un evento di alto livello, con il sindaco Beppe Sala, il prefetto Claudio Sgaraglia e il presidente di Camera Moda Carlo Capasa. Il tavolo d’onore ha visto la presenza di figure di spicco del mondo del lusso, tra cui Anna Wintour, Frédéric Arnault e Andrea Guerra. L’ambasciatore USA Tilman Fertitta ha conversato con la premier in modo riservato, mentre Meloni ha sottolineato l’importanza di sostenere la filiera moda, in un momento di difficoltà per il settore.
La premier ha sottolineato l’importanza di dare un segnalo fisico di vicinanza al settore, in un momento in cui la filiera moda, che rappresenta il 5% del Pil e impiega circa un milione di persone, affronta un calo drastico degli ordini e un aumento del ricorso alla cassa integrazione. “Ho pensato fosse particolarmente giusto quest’anno, in un momento non facilissimo, dare un segnale fisico di vicinanza”, ha detto Meloni, riferendosi ai 100 milioni di euro destinati al sostegno delle piccole imprese.
La scelta di Meloni ha suscitato reazioni forti e critiche, soprattutto da parte di Matteo Renzi e del Movimento 5 Stelle. Renzi ha twittato: “Sono tutti a New York, e lei non c’è. Manda Tajani. In un mondo con guerre e crisi energetiche, perché l’Italia deve fare queste figuracce? Partecipare all’ONU è un dovere, non uno schiribizzo. Rimane a casa per la campagna elettorale, che vergogna”. Il Movimento 5 Stelle ha condiviso la critica, sottolineando che la scelta appare incoerente con le priorità nazionali. La decisione di Meloni è stata vista anche come una strategia elettorale, con l’obiettivo di raccogliere voti a discapito del Paese. L’assenza a New York e la partecipazione alla Milano Fashion Week sono state interpretate come un segno di una politica che privilegia l’immagine e la comunicazione rispetto a questioni internazionali. La premier ha difeso la sua scelta, sottolineando l’importanza di sostenere il settore moda, un’industria che rappresenta un pilastro dell’economia italiana.
