Strage di Erba: ultima possibilità per Olindo Romano e Rosa Bazzi in Cassazione

La Cassazione valuta il ricorso di Olindo Romano e Rosa Bazzi per la strage di Erba, ultima possibilità di revisione della condanna a vita.

Strage di Erba: ultima possibilità per Olindo Romano e Rosa Bazzi in Cassazione
Strage di Erba: ultima possibilità per Olindo Romano e Rosa Bazzi in Cassazione

Domani, martedì, la Quinta sezione della Corte di Cassazione si concentrerà sull’ultima possibilità per Olindo Romano e Rosa Bazzi, due imputati condannati all’ergastolo per la strage di Erba. Il ricorso presentato dai loro legali mira a contestare la decisione della Corte d’Appello di Brescia, che ha dichiarato inammissibile la richiesta di revisione della sentenza. Se la Cassazione confermerà la decisione, la condanna a vita diventerà definitiva, chiudendo definitivamente il caso che ha scosso l’opinione pubblica italiana.

Ultima possibilità per la revisione della sentenza

La difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi sostiene che le nuove prove, non adeguatamente esaminate, potrebbero scagionare gli imputati. Tra gli elementi contestati c’è la testimonianza di Mario Frigerio, il ferito sopravvissuto all’incendio. Pur essendo ritenuta attendibile dai giudici bresciani, la sua versione è stata messa in discussione per la possibile contaminazione da fumo. Inoltre, le confessioni dei due imputati, ritrattate in seguito, sono state indicate come “ispirate” da carabinieri e inquirenti. La difesa sostiene che queste prove non siano state valutate in modo sufficiente, e che potrebbero portare a una revisione del processo.

La Cassazione dovrà valutare se vi sia stata una mancata verifica delle nuove prove.

La strage di Erba e i primi indizi

La strage di Erba, avvenuta il 11 dicembre 2006, ha visto la morte di quattro persone e un ferito grave. Tra le vittime c’erano Raffaella Castagna, suo figlio Youssef Marzouk, Paola Galli e Valeria Cherubini. Il ferito, Mario Frigerio, ha fornito una testimonianza cruciale, ma la sua versione è stata contestata per la presenza di fumo. Le prime indagini si concentrarono su Azouz Marzouk, marito di Raffaella, ma la pista fu abbandonata quando si scoprì che si trovava in Tunisia. La svolta investigativa avvenne il 8 gennaio 2007, quando Olindo Romano e Rosa Bazzi furono fermati per essere stati in un fast food di Como, ma il loro alibi fu smentito da un disallineamento temporale.

Le indagini rivelarono tracce incongruenti sui loro indumenti e una macchia di sangue maschile sul tappetino della loro Seat Arosa, identificata come appartenente a Mario Frigerio. Solo due giorni dopo il fermo, i due confessarono i delitti, ma le confessioni furono ritrattate. Il processo iniziò il 29 gennaio 2008 e portò a una condanna a vita, confermata in sede d’appello e in Cassazione. Nonostante la sentenza definitiva, i due imputati hanno sempre dichiarato la loro innocenza.

La difesa ha contestato la validità delle confessioni e la mancanza di prove inequivocabili.

La difesa ha sottolineato l’assenza di tracce inequivocabili degli aggressori sul luogo del delitto, complicata dall’intervento dei vigili del fuoco. Inoltre, la testimonianza di Mario Frigerio, inizialmente ritenuta poco affidabile, è stata successivamente rafforzata. La difesa ha anche contestato la validità delle confessioni, sostenendo che siano state “ispirate” da carabinieri e inquirenti. La presenza della macchia di sangue sulla Seat Arosa di Olindo e il mancato riscontro di piste alternative, come una faida legata allo spaccio di droga, sono stati ulteriori elementi oggetto di contestazione.

Il ricorso presentato in Cassazione è esteso per oltre cento pagine e contiene numerosi allegati. La richiesta di revisione è stata respinta dalla Corte d’appello di Brescia, ma i legali di Olindo Romano e Rosa Bazzi sperano che la Cassazione possa aprire un nuovo capitolo del processo. Domani, i magistrati dovranno valutare se vi sia stata una mancata verifica delle nuove prove, e se questa mancanza possa portare a una revisione della sentenza.