Confindustria allerta: le restrizioni cinesi mettono a rischio aziende civili come Lafert

Confindustria segnala rischi per aziende civili a causa di restrizioni cinesi su terre rare.

Aziende civili in difficoltà per restrizioni cinesi su magneti in terre rare
Aziende civili in difficoltà per restrizioni cinesi su magneti in terre rare

Le restrizioni cinesi all’esportazione di magneti in terre rare stanno mettendo in difficoltà aziende civili come Lafert, azienda che progetta e produce motori elettrici per applicazioni non militari. L’azienda, con mille dipendenti nel mondo e 780 in Veneto, utilizza circa il 30% della propria produzione di magneti permanenti in terre rare, componenti strategici per l’industria europea. La situazione ha suscitato preoccupazioni in Confindustria Veneto Est, che ha sollevato il caso al Governo italiano, coinvolgendo il ministro degli Affari Esteri e vicepremier Antonio Tajani. L’obiettivo è ottenere il riconoscimento della natura civile dell’attività di Lafert, per permetterle di continuare ad approvvigionarsi dei materiali necessari alla produzione.

Le sanzioni all’Ucraina e le restrizioni cinesi

Il 23 luglio 2026 l’Unione europea ha approvato il 21° pacchetto di sanzioni contro la Russia, introducendo nuove misure economiche e commerciali legate alla guerra in Ucraina. Tra queste figurano restrizioni più severe all’esportazione di beni e tecnologie dual use verso 51 nuove entità accusate di sostenere il complesso militare-industriale russo o di contribuire all’elusione delle sanzioni. Ventisette di queste entità si trovano fuori dalla Russia e 14 hanno sede in Cina, comprese quattro a Hong Kong. Il caso di Lafert riguarda invece le conseguenze delle restrizioni cinesi sull’esportazione di magneti e terre rare e la necessità di dimostrare la destinazione civile dei componenti utilizzati dall’azienda veneta.

Impatto su filiere industriali e continuità produttiva

Per un territorio industriale come il Nordest, la vicenda supera i confini dello stabilimento di San Donà di Piave: la disponibilità di materie prime e componenti strategici diventa una questione di continuità produttiva per intere filiere, anche quando le aziende coinvolte non operano nel settore della difesa. La questione è dunque industriale prima ancora che commerciale: le restrizioni pensate per controllare materiali che possono avere anche applicazioni militari rischiano di produrre conseguenze su aziende che li utilizzano esclusivamente per produzioni civili.

Confindustria Veneto Est ha sottolineato che produrre motori elettrici in Italia rischia di diventare sempre più difficile, non solo per aziende come Lafert, ma anche per altre imprese e filiere che nulla hanno a che fare con l’industria bellica. La presidente di Confindustria Veneto Est, Paola Carron, ha spiegato che il caso è arrivato anche al ministro degli Affari Esteri e vicepremier Antonio Tajani, che ha assicurato l’impegno del Governo e in particolare del suo dicastero verso le autorità di Pechino. Accogliamo positivamente questo impegno, ha aggiunto Carron, ora è essenziale che si agisca in tempi rapidi, per salvaguardare imprese come Lafert.

L’obiettivo è ottenere il riconoscimento della natura civile dell’attività di Lafert e consentire all’azienda di continuare ad approvvigionarsi dei materiali necessari alla produzione. Il caso è dunque un esempio concreto di come le decisioni di Pechino possono avere conseguenze dirette sulle catene produttive europee, anche quando le aziende coinvolte non operano nel settore della difesa.