Svezia, politiche restrittive sui migranti anche per i socialdemocratici: il rigore per salvare il welfare

La Svezia adotta politiche restrittive sui migranti anche per i socialdemocratici, con rigore per salvare il welfare.

Svezia, politiche restrittive sui migranti e misure di integrazione per salvaguardare il welfare
Svezia, politiche restrittive sui migranti e misure di integrazione per salvaguardare il welfare

La Svezia, pur con un governo di centrosinistra, ha adottato politiche restrittive sui migranti, con un approccio rigoroso che mira a salvaguardare il welfare. La vittoria del centrosinistra, in vantaggio di tre seggi, ha segnato una svolta nella gestione dell’immigrazione, con un’attenzione particolare alla coesione sociale e alla sostenibilità del sistema di welfare. Il partito anti-migranti di estrema destra, guidato da Åkesson, ha visto una flessione del 3% rispetto al 2022, segnando una battuta d’arresto dopo anni di crescita. La campagna elettorale ha visto entrambi i schieramenti convergere verso una linea di rigore, sebbene con approcci diversi.

Politiche restrittive e riduzione dei flussi

La Svezia ha registrato un calo drastico delle richieste di asilo, con circa 6.700 nuove domande nel 2026, di cui solo il 23% approvato. Questo tasso è inferiore alla media europea, segnando una tendenza a lungo termine. Dal 2015, l’opinione pubblica ha spinto verso una maggiore rigidità, motivata da episodi violenti associati a gang di giovani stranieri, la formazione di quartieri-ghetto e i rischi per la coesione sociale. Anche il centrosinistra, pur con una storia di accoglienza, ha adottato una linea più dura, in linea con le pressioni sociali.

La riduzione dei flussi è diventata un obiettivo comune tra destra e sinistra.

Integrazione obbligatoria e misure controverse

Il governo ha introdotto misure che richiedono l’integrazione degli stranieri, con l’obbligo di imparare la lingua svedese, lavorare e uniformarsi ai valori nazionali. Queste politiche mirano a scoraggiare la segregazione e la formazione di bande criminali. Inoltre, è stato approvato un requisito più severo per la cittadinanza, con un periodo di residenza esteso a otto anni e test linguistici/sociali. Tra le misure controverse, c’è l’obbligo per i dipendenti del settore pubblico di segnalare i sospetti migranti irregolari, detta “legge sulla delazione”.

Per quanto riguarda il rimpatrio volontario, sono stati offerti 30mila euro ai residenti nati all’estero che desiderano lasciare il Paese. Tuttavia, nel 2026 solo 171 persone hanno aderito, su un potenziale di 830mila stranieri con permesso di soggiorno. La politica ha anche spostato l’attenzione verso permessi di soggiorno temporanei, con una maggiore rigidità nella revoca dei documenti in caso di reati o “cattiva condotta”.

Un modello ispirato alla Danimarca

Il centrosinistra, pur mantenendo una posizione progressista, ha adottato una strategia ispirata al modello danese, con l’obiettivo di preservare l’universalità del welfare. La premier socialdemocratica, Magdalena Andersson, ha sottolineato che i flussi incontrollati rappresentano una minaccia alla sostenibilità dei conti pubblici e alla tenuta del sistema sociale. La politica di integrazione, con condizioni severe, mira a garantire coesione e stabilità. La Svezia, con un modello restrittivo, cerca di equilibrare accoglienza e protezione del sistema sociale. La Svezia, con un governo di centrosinistra, ha adottato politiche restrittive sui migranti, con un approccio rigoroso che mira a salvaguardare il welfare. La riduzione dei flussi e l’integrazione obbligatoria sono diventate pilastri della politica, ispirati a modelli esterni e adattati alle esigenze locali. La Svezia, con un modello restrittivo, cerca di equilibrare accoglienza e protezione del sistema sociale.