Gli nidi degli avvoltoi come archivi di 700 anni di storia umana e naturale
Ricercatori spagnoli scoprono in nidi di gipeti materiali che raccontano 700 anni di storia umana e naturale.

Da secoli, alcuni gipeti hanno raccolto ossa, stoffa, pelle e altri materiali per costruire i loro nidi, creando involontariamente piccoli archivi naturali che conservano tracce della presenza umana per centinaia di anni. Tra il 2008 e il 2014, ricercatori spagnoli hanno analizzato più di cinquanta antichi siti di nidificazione nel sud della Spagna, in aree dove il gipeto era scomparso tra 70 e 130 anni prima. I nidi, situati in grotte o cavità rocciose, sono protetti dagli agenti atmosferici e possono accumulare generazione dopo generazione ciò che gli animali trasportano. Il risultato è un inventario insolito, che include materiali di origine umana e naturale, raccontando una storia che va oltre la semplice presenza degli uccelli.
Materiali di origine umana e naturale
I ricercatori hanno recuperato 2.483 resti, tra cui ossa di animali, zoccoli, tessuti e oggetti intrecciati con fibre vegetali. Tra i ritrovamenti più curiosi c’è una calzatura completa realizzata con fibre vegetali, erbe e ramoscelli, un manufatto tradizionalmente chiamato agobía. La datazione al carbonio 14 le attribuisce un’età di 674 anni, collocandola alla fine del XIII secolo. Nello stesso nido è stato trovato anche un frammento di pelle di pecora dipinto con linee rosse, datato a circa 651 anni fa. Altri reperti, come un dardo da balestra e frammenti di cesteria, sono stati rinvenuti in nidi diversi, alcuni dei quali non sono stati datazionati.
La scoperta ha reso possibile ricostruire contemporaneamente storia naturale e storia umana. I gipeti, infatti, non trasportano soltanto rami, ma anche pezzi di stoffa, corde e altri materiali di origine antropica. Questi reperti, accumulati nel tempo, offrono informazioni sulla dieta e sulle abitudini degli uccelli, ma anche sulla vita delle comunità umane che abitavano quelle montagne. I materiali raccolti, come tessuti, corde e oggetti di uso quotidiano, testimoniano le tecniche di lavorazione delle fibre vegetali e il modo in cui le persone sfruttavano il territorio.
Un’archeologia insolita degli avvoltoi
La grande maggioranza del materiale era collegata all’alimentazione o alla riproduzione dei gipeti, ma circa il 9% dei reperti era di origine umana. Questi oggetti, raccolti dagli uccelli, sono stati utilizzati per costruire o rivestire i nidi. I ricercatori, tra cui l’Institute for Game and Wildlife Research, l’Università di Granada e l’Università della Cantabria, hanno analizzato i nidi con metodi simili a quelli utilizzati negli scavi archeologici, strato dopo strato, per ricostruire la storia di quei luoghi.
I nidi degli avvoltoi rappresentano un’opportunità unica per comprendere il rapporto tra umani e natura. I gipeti, involontariamente, hanno creato un sistema di conservazione che permette di leggere la storia passata come se fosse un sito archeologico. La conservazione di questi materiali, protetti dalle condizioni ambientali, ha reso possibile una ricostruzione dettagliata di centinaia di anni di attività umana e di comportamenti animali.
