Francesco Gianello, 14 anni, morto di tumore dopo le “cure” secondo il metodo Hamer: i periti dicono “poteva sopravvivere”
I periti della Corte d’Assise di Vicenza affermano che Francesco Gianello, morto di tumore a 14 anni, poteva essere salvato se i genitori avessero seguito le cure mediche. La difesa sostiene la mancanza di nesso di causa.

Francesco Gianello, un ragazzo di 14 anni morto di tumore nel 2024, poteva essere salvato se i suoi genitori avessero seguito le cure mediche, affermano i periti incaricati dalla Corte d’Assise di Vicenza. La relazione dei due esperti, Antonello Cirnelli e Franca Fagioli, conferma che il ritardo diagnostico e terapeutico di 45 giorni ha aggravato la condizione del ragazzo, riducendo drasticamente le possibilità di sopravvivenza. La famiglia è accusata di omicidio volontario con dolo eventuale per aver scelto di affidarsi al “metodo Hamer”, una terapia non convenzionale che ha portato a una progressione rapida della malattia.
La diagnosi e le scelte dei genitori
Francesco Gianello era affetto da osteosarcoma di alto grado al femore, variante osteoblastica secondo la Classificazione dell’Oms del 2020. I primi sintomi della malattia risalgono al dicembre 2022, quando l’istituto Rizzoli di Bologna diagnosticò la patologia. Nel marzo 2023, il tumore era ancora localizzato, operabile e non metastatico. Tuttavia, i genitori decisero di seguire le indicazioni di un medico padovano seguace del tedesco Ryke Geerd Hamer, che propose un trattamento alternativo basato su terapie “naturali”, argilla e antinfiammatori. Questa scelta ha portato a un ritardo diagnostico-terapeutico di 45 giorni, che ha causato la progressione locale e polmonare della malattia.
Le scelte dei genitori hanno avuto un impatto diretto sulla progressione della malattia. La relazione dei periti evidenzia che il ritardo ha compromesso le possibilità di trattamento chirurgico e ha ridotto le possibilità di controllo della malattia. Le chances di sopravvivenza a 5 anni si sono ridotte drasticamente, dal 74,8% al 45%. Inoltre, i periti hanno ipotizzato che i genitori potrebbero aver utilizzato farmaci neurotossici, come l’artemisia, che potrebbero aver danneggiato il sistema nervoso del ragazzo.

Le conseguenze del ritardo
I sintomi emersi durante l’ospedalizzazione, come annebbiamento della vista e debolezza agli arti, potrebbero essere ricondotti all’uso di tali farmaci, sebbene non ci siano elementi per un loro utilizzo sul ragazzo. La difesa dei genitori aveva sostenuto la mancanza di nesso di causa tra le scelte della famiglia e il decesso del figlio. Tuttavia, la relazione dei periti confuta questa tesi, affermando che le scelte dei genitori hanno avuto un impatto diretto sulla progressione della malattia. La tesi della difesa è stata smentita dai periti. L’udienza di discussione della relazione è prevista per il 16 settembre 2026, quando i giudici valuteranno le conclusioni dei periti e decideranno il destino della famiglia. La famiglia di Francesco è ora imputata per omicidio volontario con dolo eventuale. La relazione dei periti, che ha confermato la possibilità di sopravvivenza del ragazzo, sarà discussa in un’udienza prevista per il 16 settembre.
Il “metodo Hamer” si basa su un presupposto totalmente falso e antiscientifico, secondo cui il tumore è il frutto di un conflitto psichico. Questo approccio, che ha già portato a diversi lutti, ha reso Francesco Gianello una vittima del non rispetto della medicina convenzionale. I periti hanno sottolineato che la terapia corretta dell’osteosarcoma avrebbe richiesto una biopsia, l’immediata “stadiazione” del tumore, chirurgia radicale e chemioterapia. Il ritardo diagnostico-terapeutico ha causato una progressione rapida della malattia, con conseguenze irreversibili.
