La sostenibilità diventa un asset strategico per le imprese italiane

L’Osservatorio Clean Technology 2026 mostra come la sostenibilità sia entrata nel core business delle imprese, con un aumento del 12% nel raggiungimento dei vantaggi economici.

Imprese italiane integrano la sostenibilità nel core business, con un aumento del 12% nel raggiungimento dei vantaggi economici
Imprese italiane integrano la sostenibilità nel core business, con un aumento del 12% nel raggiungimento dei vantaggi economici

L’Osservatorio Clean Technology 2026, condotto da Eumetra per Haiki+ e Circularity su un campione di 400 pmi e grandi imprese italiane, ha reso chiaro come la transizione ecologica sia entrata nel core business delle aziende. La sostenibilità non è più un trend, ma una scelta strategica che si traduce in vantaggi economici concreti. Il 67% delle aziende ha già pienamente raggiunto i benefici attesi dal proprio impegno, un incremento di +12 punti percentuali rispetto al 2025. Questo risultato si colloca in un contesto di rincari energetici, instabilità geopolitica e vincoli normativi che spingono le imprese a integrare la sostenibilità nei processi industriali e nella gestione aziendale.

La sostenibilità come leva per la competitività

La transizione ecologica non è più un optional, ma un asset strutturale per le imprese. Il 57% delle grandi aziende ha infatti creato reparti specifici per gestire le tematiche green, dimostrando come la sostenibilità sia diventata parte integrante dell’organigramma. La trasparenza, in particolare, è vista come una leva essenziale per accompagnare la competitività e la transizione ecologica del Paese, come ha sottolineato Maria Alessandra Gallone, Presidente di ISPRA.

Le imprese scelgono le rinnovabili per contrastare il caro energia: il 76% ha realizzato investimenti in efficienza energetica nel 2026, con 7 imprese su 10 che hanno installato pannelli fotovoltaici. Questo dato riflette una crescente attenzione all’autonomia energetica e alla riduzione dei costi operativi. Inoltre, il 78% del campione considera le rinnovabili la chiave per la competitività e l’indipendenza energetica nazionale. Tuttavia, la barriera principale rimane il costo economico: per l’86% delle imprese i materiali riciclati comportano costi più elevati rispetto alle materie prime vergini tradizionali.

Un futuro di cauta ottimistica

Per il futuro, l’instabilità macroeconomica generale (conflitti internazionali, inflazione, dazi) genera una diffusa cautela: circa la metà del campione (51%) ipotizza un rallentamento o una rimodulazione dei volumi di spesa previsti nel prossimo biennio. Tuttavia, il 63% delle imprese dichiara che i propri sforzi green sono riconosciuti, in prima fila da clienti e consumatori (71%) e dai propri dipendenti (36%). L’adozione di modelli di business sostenibili riscontra un forte apprezzamento esterno, che si traduce in un miglior accesso al credito per il 30% delle aziende.

La crescita del ricorso alle certificazioni ambientali (60% contro il 41% del 2025) riflette un contesto normativo europeo sempre più orientato alla trasparenza e alla verificabilità delle performance ambientali. In questa direzione si inserisce anche il D.lgs. 30/2026, in vigore dal 27 settembre, che introduce regole più rigorose sulle comunicazioni ambientali rivolte ai consumatori. Per consolidare il percorso di sostenibilità, è fondamentale poter contare su dati affidabili, criteri condivisi e strumenti di misurazione in grado di valorizzare gli investimenti delle imprese.

La sostenibilità non è più un optional, ma un asset strutturale per le imprese.

Il 63% delle medie e grandi imprese italiane dispone oggi di un piano industriale con direzioni strategiche a medio-lungo termine sulla sostenibilità.