Autovelox spenti a Pordenone: solo uno omologato, ma non tarato

Pordenone, autovelox spenti per mancanza di taratura e fondi. Solo uno omologato, ma non in funzione.

Pordenone, autovelox spenti per mancanza di taratura e fondi. Solo uno omologato, ma non in funzione
Pordenone, autovelox spenti per mancanza di taratura e fondi. Solo uno omologato, ma non in funzione

A Pordenone, i dispositivi di rilevamento della velocità, noti come autovelox, restano spenti da mesi, in una situazione che ha reso la città una delle prime in Italia a non utilizzare controlli elettronici. Su tre dispositivi in dotazione, solo uno è risultato idoneo alle nuove linee guida ministeriali introdotte dal decreto Salvini sul codice della strada. Tuttavia, nonostante l’omologazione, il dispositivo non è ancora in funzione: manca la taratura. Gli altri due, considerati obsoleti, non possono più entrare in uso e sono rimasti in magazzino. Questo scenario ha portato a un periodo di silenzio per i controlli elettronici, con i tempi di ripristino che si proiettano almeno fino all’autunno.

Omologazione non basta: manca la taratura

Il Comune di Pordenone ha scelto di spegnere i dispositivi di rilevamento della velocità a maggio 2024, diventando il primo capoluogo italiano a farlo dopo una sentenza della Cassazione che ha chiarito la differenza tra approvazione e omologazione. Non basta che un autovelox sia approvato, deve essere omologato. E quasi nessuno lo era. Il risultato è una città senza controlli elettronici della velocità, con un gap di sicurezza che si protrae. Per tornare a monitorare le strade, il Comune dovrà innanzitutto tarare il dispositivo già in dotazione e poi acquistare nuovi strumenti di rilevazione. Un investimento che si potrebbe sostenere con i fondi regionali del programma sicurezza 2026.

Fondi regionali per la sicurezza stradale

La Regione ha messo sul tavolo poco meno di 8,3 milioni di euro, gestiti attraverso il sistema delle autonomie locali. La fetta più consistente, 5,7 milioni, va ai corpi e ai servizi di polizia locale: 3,4 milioni per gli investimenti e 2,3 milioni per la spesa corrente. A Pordenone spetta una quota fissa di 240mila euro per la parte capitale – quindi investimenti e attrezzature – e 170mila euro per la parte corrente, ovvero le spese di gestione e formazione. Per ottenere i fondi, il Comune dovrà presentare la domanda tramite pec entro il 10 settembre 2026.

Le voci finanziabili comprendono sedi, sale operative, impianti di videosorveglianza, sistemi di lettura targhe, dotazioni tecniche e collegamenti radio e telematici. Tra queste, i Comuni possono far rientrare anche l’acquisto di autovelox e telelaser. Il programma sicurezza stanzia un milione di euro per gli steward nei comuni sopra i 25mila abitanti, 400mila euro alle gestioni associate della polizia locale, 542mila euro alla sicurezza stradale, 500mila euro alla vigilanza sul trasporto pubblico locale, oltre a risorse per i volontari della sicurezza e per ulteriori impianti di videosorveglianza.

Il nuovo codice della strada ha reso più difficile l’installazione e l’attivazione dei dispositivi di controllo della velocità nei centri urbani e sulle strade extraurbane, indebolendo, stando alle critiche di associazioni, esperti di mobilità e famiglie delle vittime della strada, la funzione deterrente contro chi corre. Il decreto ha inasprito le sanzioni per guida sotto effetto di alcol e droghe, con l’obbligo dell’alcolock per i recidivi e la revoca della patente. Ha esteso da uno a tre anni il limite di cilindrata per i neopatentati, pur alzando la soglia di potenza guidabile per le auto di famiglia. Ha introdotto l’obbligo di contrassegno, assicurazione e casco per i monopattini e ha eliminato le doppie multe per chi entra ed esce dalla stessa Ztl a pochi minuti di distanza.

Sul fronte delle due ruote, prevede una distanza minima per il sorpasso dei ciclisti e riconosce ai motociclisti lo status di utenza vulnerabile, con incentivi ai comuni per i guardrail salvamotociclisti. Ed è proprio il nuovo codice il responsabile del paradosso di questi mesi. Le due dotazioni superate non possono più entrare in funzione, mentre la strumentazione più aggiornata è anche quella ferma. Almeno fino all’arrivo dei fondi regionali.