Delitto d’onore e matrimonio riparatore aboliti 45 anni fa: la lotta contro il patriarcato non è finita

Due istituti del Codice Rocco aboliti nel 1981: il delitto d’onore e il matrimonio riparatore. La lotta contro la cultura patriarcale continua.

Donna in fuga da casa, polizia che la libera, manifestazione contro la violenza sulle donne
Donna in fuga da casa, polizia che la libera, manifestazione contro la violenza sulle donne

Quattrontacinque anni fa, il 5 settembre 1981, in Italia sono stati aboliti due istituti del Codice Rocco che rappresentavano una forma di violenza sulle donne: il delitto d’onore e il matrimonio riparatore. Questi due concetti, radicati in una cultura patriarcale e fascista, avevano reso le donne vittime due volte: una per l’atto violento e un’altra per le conseguenze sociali e legali che ne derivavano. Oggi, a distanza di 45 anni, la riflessione su questi fenomeni è ancora attuale, e la lotta contro le forme di oppressione maschilista e misogina non è ancora conclusa.

La cultura patriarcale e i suoi strumenti

Il delitto d’onore, previsto all’articolo 587 del Codice Penale, permetteva di giustificare l’omicidio di un coniuge, di una figlia o di una sorella se l’atto era commesso per difendere l’onore della famiglia. L’omicida, in questo caso, riceveva una pena ridotta, come se la difesa dell’onore fosse un valore superiore alla vita umana. Il matrimonio riparatore, invece, era un istituto che permetteva al colpevole di stupro di evitare una condanna se sposava la vittima e si impegnava a sostenere le spese del matrimonio, rinunciando alla dote. Questi due istituti erano figli di una cultura fascista e patriarcale, che aveva radici profonde nella società italiana.

La società, l’opinione pubblica, la Chiesa non erano indignati, anzi, sostenevano questa prassi. Una donna non più “illibata” non era più in grado di trovare marito e di salvare l’onore suo e della sua famiglia se non con il matrimonio riparatore. Questo dimostra quanto fosse radicata la cultura patriarcale e come fosse difficile combatterla.

Franca Viola e la sua resistenza

La storia di Franca Viola, una ragazza del Sud, rappresenta un punto di svolta nella lotta contro questi istituti. Nel 1965, all’età di 17 anni, fu rapita, violentata e segregata in un casolare per diversi giorni. La sua famiglia fu contattata per proporre il matrimonio riparatore, ma i genitori, con il sostegno di Franca, decisero di opporsi. Fingendo di accettare, fecero intervenire la polizia, che liberò la ragazza e arrestò il suo aguzzino, condannato a 11 anni di carcere. Questo episodio fu un primo passo verso l’abrogazione delle leggi che minacciavano la libertà e i diritti delle donne.

La resistenza di Franca Viola non fu solo un atto di coraggio individuale, ma un simbolo di una lotta più ampia. La sua azione aprì una discussione pubblica e politica, che portò alla riflessione su come la cultura patriarcale fosse radicata nella società e come fosse necessario combatterla. Tuttavia, la politica, con i suoi tempi e le sue modalità, impiegò anni per arrivare all’abrogazione definitiva di entrambi gli istituti. La violenza sulle donne, come i femminicidi che hanno segnato l’estate 2026, continua a essere un problema grave e urgente. Anzi, in alcune aree si osserva un arretramento su temi che sembravano superati. Programmi elettorali che prevedono un ritorno al passato, una cultura maschilista e misogina, e una vittimizzazione secondaria delle donne, dimostrano che la lotta contro il patriarcato non è finita.

La storia del delitto d’onore e del matrimonio riparatore ci ricorda che la lotta per i diritti delle donne è un processo lungo e faticoso. Nonostante siano stati aboliti 45 anni fa, i concetti che li hanno generati continuano a influenzare la società. Dobbiamo stare all’erta, difendere i diritti acquisiti e combattere ogni forma di ideologia fascista che cerca di riaffermarsi. La lotta contro il patriarcato non è finita, e non lo sarà mai.